UNLEARNING di Lucio Basadonne (2016)

, Opere Prime

Se ti trovassi nella situazione in cui la tua routine non ti soddisfa più, cosa faresti? Se capissi che le comodità di tutti i giorni ti lasciano vuoto e indifferente, avresti il coraggio di partire alla scoperta di stili di vita alternativi? E una volta provati, torneresti indietro?
Lucio, Anna e la loro piccola Gaia hanno voluto rispondere a queste domande accogliendo la sfida. Poche sono le persone che affrontano simili esperienze di viaggio, arrivando a vedere oltre ciò che comunemente si dà per scontato. Questa normale e, al tempo stesso, speciale famiglia decide di partire alla ricerca di un contatto vero e genuino con gli altri e con l’ambiente circostante. Come tutte le grandi storie, anche questa parte da un simbolo: una gallina a quattro zampe disegnata dalla figlia Gaia. Questo schizzo diventa l’emblema della perdita di contatto con la natura, ma anche della volontà di conoscere realtà più rurali.unlearning-fotogramma-per-sito-2
Da qui scatta per Lucio e Anna il desiderio e l’idea folle di provare a vivere, lontano dalla comfort zone, in comunità autosufficienti sparse per tutta l’Italia. Attraverso le piattaforme di sharing economy, come Blablacar, Couchsourfing e molte altre, la coppia viaggia per le diverse regioni, ottenendo ospitalità gratuita in cambio di lavoro o mettendo a disposizione la loro abitazione per futuri ospiti. Il risultato è un road trip di 5.821 km, fatto di testimonianze umane di 38 famiglie e della scoperta di altrettante realtà uniche nel panorama contemporaneo. Attraverso l’incontro con queste piccole comunità e famiglie itineranti, Lucio e Anna scoprono un substrato di persone che si autogestiscono, conducendo una vita totalmente differente da quella alla quale siamo abituati. Visitano luoghi dove ognuno si produce il necessario alla propria sopravvivenza e collabora con i vicini per una coesistenza più sostenibile. Incontrano famiglie che seguono una vita sana e bambini liberi di imparare attraverso l’esperienza diretta. Molte di quelle persone, dopo anni di lavori stressanti, hanno deciso di dedicarsi alla pastorizia e all’agricoltura.
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Italiani, stranieri, sconosciuti che vivono in fattorie o in cohousing, vengono avvicinati da questa piccola famiglia con la curiosità ponderata di chi vuole scoprire e ascoltare senza giudicare. Lo spirito della figlia di cinque anni, Gaia, è lo stesso dei genitori che esplorano con meraviglia quel mondo che appare così nuovo. La leggerezza dei dialoghi e delle loro domande pone il racconto in un’atmosfera idillica, sottolineata da una fotografia che esalta ogni dettaglio come se ci trovassimo in un piccolo Eden. Le realtà raccontate ci vengono mostrate attraverso la dolcezza e meraviglia degli occhi di un bambino. Un viaggio che sa di semplicità e di scoperta, dove al centro di tutto vive il tema di una vita sostenibile. Il film si fa testimone dell’esistenza di volti e scelte di vita alternative. Ma non solo. La storia diventa messaggero di una domanda: si ha la possibilità di scegliere come vivere? E una volta intrapresa la strada, si ha più voglia di tornare indietro? Un messaggio interessante che lascia il film è l’invito ad abbandonare la paura nei confronti del prossimo e della diversità. Oltre a dare numerose informazioni concrete sulle piattaforme utilizzate per vivere a costo zero durante il viaggio, la straordinaria semplicità di questo racconto ci mostra che fuori dalle nostre case, nel “mondo”, non c’è nulla da temere e che “gli altri” non sono esseri spaventosi, ma una convivenza pacifica e sostenibile è possibile. Un viaggio che fa bene agli occhi e al cuore di chi ha la fortuna di esserne partecipe o anche solo spettatore.

di Laura Santelli

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