MINE di Fabio Guaglione e Fabio Resinaro (2016)

, Opere Prime

A seguito del fallimento di una missione in un deserto, due marines si mettono in fuga per raggiungere il villaggio più vicino ed essere tratti in salvo. Finiscono, però, in un campo minato. Bloccato con il piede sinistro sopra una mina, dopo aver visto morire il collega, a Mike Stevens (Armie Hammer) non resta che aspettare 52 lunghissime ore mine-2016prima che i soccorsi, chiamati tramite radio, riescano a raggiungerlo. È in questo lasso di tempo, in un deserto crudele e spietato, che i “mostri” del presente e del passato lo tormenteranno. I richiami ai diversi piani temporali coinvolgono lo spettatore, portandolo a prestare completa attenzione ai tarli del giovane marine, che si scoprirà essere dilaniato da inneschi ben più distruttivi di quello sotto al suo piede. La storia dei due amici registi, che si firmano all’inizio del film  Fabio & Fabio, si fonda sulla brillante recitazione di Armie Hammer. Guaglione e Resinaro mostrano, con il loro primo lungometraggio, una regia brillante e arguta, che riesce a conferire ritmo a una storia per sua natura stazionaria. Questo thriller psicologico, tanto per inserirlo in una categoria, anche se in verità potrebbe appartenere a molte altre, contiene più di una morale. Paradossalmente, tra queste vi è il concetto del lottare per andare sempre avanti, disinnescando le proprie “mine” personali, calpestate nel corso della vita, dopo passi falsi.
Mike è soggetto ad allucinazioni e il film muta e prende nuove direzioni, mostrando al pubblico un uomo vulnerabile. È la sua mente, infatti, il vero scenario della pellicola. È qui che avviene il vero conflitto, l’azione che manca minenella realtà. La natura è il vero antagonista, invece. Dapprima potrà sembrare che essa si scagli contro l’uomo con violenza e crudeltà, ma non è che una prova. Neanche la più dura delle tempeste di sabbia o il coyote più feroce sembrerebbe riuscire a prevalere sulla forza di volontà e sullo spirito di sopravvivenza del protagonista. L’occhio di bue è puntato sul marine inginocchiato a terra, ma dall’oscurità più di una minaccia verrà a tormentarlo e privarlo delle sue energie, tentando di fargli perdere l’equilibrio. È, anche questa, una parte del viaggio che Mike intraprende in osmosi con la natura e che, una volta impossibilitato a proseguire, si trasformerà in un percorso alla scoperta del suo io più nascosto.
Questa pellicola rappresenta un’epopea statica, umana e intensa, con caratteri internazionali, nonostante sia un’opera italiana a tutti gli effetti. È capace, durante quasi due ore, di richiamare la più completa attenzione su un uomo che, inginocchiato in un deserto, conquisterà la libertà.

di Sofia Peroni

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