LA BICICLETTA VERDE di Haifaa Al-Mansour (2012)

Una dolce e sagace bambina di Riyad sogna una sgargiante bicicletta verde da poter esibire ai suoi amici. Soffocata dall’ortodossia castrante dell’istituto da lei frequentato, nonché dal fanatismo religioso della preside, la piccola Wadjda racimolerà di giorno in giorno qualche spicciolo nella speranza di poter un domani montare sul tanto agognato sellino, al di fuori delle proprie possibilità. Ma la strada per gli 800 riyal necessari sarà assai tortuosa: contrastata da una madre restia all’idea che sua figlia possa portare un mezzo tradizionalmente “maschile”, si iscriveràla-bicicletta-verde3 alla gara annuale di conoscenza del Corano indetta dalla scuola, che prevede un premio di ben 1000 riyal alla studentessa più diligente e devota. Mossa più dalla determinazione che dalla fede, Wadjda lavorerà sodo studiando minuziosamente il testo sacro e affinandone sempre più la lettura. Dovrà però fare i conti con le punitive restrizioni ideologiche del suo stesso contesto. Al suo primo lungometraggio Haifaa Al-Mansour, prima regista saudita donna della storia, getta una critica sulla cultura araba, tenendo di mira le vessazioni dogmatiche prodotte dall’ortodossia. Una tematica tanto delicata quanto importante, su cui erano già incentrate le precedenti fatiche dell’autrice (il cortometraggio Who? e il documentario Women without Shadows – 2005- trattavano l’uso dell’abaya in Medio Oriente). Ciò che qui sorprende però è un’incredibile raffinatezza e della messa in scena e della narrazione. Non vi è alcun giudizio, ostilità o confutazione sentenziosa verso l’ambito descritto, del quale vengono addirittura esaltati i pregi (uno fra tutti, l’emozionante pathos nella lettura “melodica” del Corano); un film che sembra stilisticamente oscillare tra il documentario antropologico e il romanzo, lasciando trapelare unla-bicicletta-verde2a notevole discrezione nell’approccio registico. Il fatto che Al-Mansour sia tutt’oggi una delle figure del cinema arabo più controverse e contestualmente più emulate fa alquanto riflettere. Un’opera elegante. Un romantico inno all’emancipazione femminile nella cultura islamica, che trova per sintesi lo straordinario gesto finale di Wadjda, dove una liberatoria corsa in bici assurge a icona di una ribellione gentile e sapiente.

di Francesco Milo Cordeschi

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