IL PIU’ GRANDE SOGNO di Michele Vannucci (2016)

, Opere Prime

famigliaUna storia vera di redenzione da un passato travagliato e di ritorno alla vita. Un racconto all’apparenza semplice, eppure ricco di significato. Mirko Frezza, finito di scontare la sua pena, esce dal carcere all’età di 40 anni. Non ha prospettive, né idea di cosa gli possa riservare il futuro. Avendo sempre vissuto nella convinzione che sarebbe morto a 33 anni, si ritrova, invece, a dover ripartire da zero all’interno di una società decisamente ostile nei confronti degli ex detenuti.  Il suo primo pensiero è ristabilire un contatto con la sua famiglia, superando diffidenze e ostilità, e in particolare affrontare il difficile rapporto con il padre alcolizzato. Nel momento in cui viene eletto presidente del comitato di quartiere, gli si aprono nuove inedite prospettive. Quella che,  inizialmente, pensa sia solo un’assurda casualità diventa però una valida, possibile occasione di riscatto per sè stesso e per la sua famiglia. Affiancato dall’amico di sempre, Boccione (Alessandro Borghi), Mirko tenterà con fatica di estirpare il degrado dal suo quartiere, allontanando gli spacciatori e cercando di aiutare le famiglie più disagiate. Ma non a tutti piacerà questo suo cambio di rotta.  La figura cristologica del protagonista ci accompagna nella periferia degradata di Roma, tanto cara a quel cinema italiano volto a rappresentare il reale anche all’interno della finzione. Il film stesso si presenta come una felice unione tra fiction e documentario, dando ampio spazio al protagonista e alla sua personale via crucis. Centrali sono non solo le azioni di Mirko, ma anche i suoi stati d’animo che scandiscono il film attraverso l’uso di voice over e inquadrature molto strette.  La regia contribuisce ad annullare il confine tra realtà e finzione, rendendo lo spettatore partecipe di tutta la storia. pomodoriLe inquadrature scelte da Vannucci, al suo esordio alla regia, ci permettono di entrare in intimità con i personaggi e al tempo stesso di percepire il loro senso di chiusura e claustrofobia. Il frenetico ritmo delle immagini arriva laddove si fermano le parole. Questo film custodisce un forte carico umano grazie alla storia, vincitrice del premio Solinas, ma soprattutto grazie al suo protagonista, Mirko, personaggio reale del film, assieme a sua figlia Crystal. Pur non avendo alcuna esperienza attoriale, la sua performance sul grande schermo colpisce per una spontaneità non scontata. Segno di grande umiltà e coraggio è stata proprio la sua scelta di mostrarsi nudo e vulnerabile di fronte agli altri, raccontando la sua storia. Il più grande sogno diventa il sogno comune di chi ha sete di riscatto e sente la viscerale necessità di ricominciare dall’inizio una nuova vita. Questo esordio apre indubbiamente a Vannucci la strada per una promettente carriera.

di: Laura Santelli

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