ARANCE E MARTELLO di Diego Bianchi (2014)

, Opere Prime

arance e martello_1_opereprimeRoma, 2011. Una piccola sezione del PD organizza una petizione per far dimettere Berlusconi e comincia a raccogliere firme in uno dei mercati rionali storici della Roma est. Dopo un’iniziale opposizione, quando giunge la notizia della delibera del sindaco che prevedrebbe la chiusura immediata del mercato, i commercianti decidono di rivolgersi agli attivisti del PD; nel momento in cui i mercanti non riescono ad ottenere un aiuto concreto nemmeno da questi ultimi, la situazione degenera velocemente in un’occupazione della sezione con tanto di ostaggi. Diego Bianchi, in arte Zoro, esordisce da regista rimasticando e portando a maturazione la sua esperienza da blogger e conduttore: mantenendo, infatti, lo stampo di inchiesta colorita da punte di ironia intelligente, la sua opera prima si presenta come una sorta di documentario parodistico e tragicomico di un microcosmo (il mercato nel rione), metafora di un’Italia bassa e disillusa. Un’Italia che supera la sua delusione verso una politica sorda e inetta attaccandosi – spesso con ignoranza –  ai vecchi miti del comunismo e del fascismo, ma che non si appella più a nessun ideale rivoluzionario nè si schiera, che pensa soltanto – e questo non deve essere interpretato con disprezzo! – a salvaguardare i propri interessi materiali: ad esempio, assicurarsi che il proprio governo non le tolga il lavoro. arance e martello_2_opereprimeTutto ciò viene fedelmente ripreso dalla macchina da presa del protagonista (Diego Bianchi stesso), un ex militante comunista che ha deciso di moderarsi soffocando la sua fede politica e che ora si dedica a fare piccole interviste a commercianti ambulanti di pesce, frutta e verdura. Egli si trova involontariamente coinvolto nell’occupazione prima in quanto ostaggio, poi in quanto motivatore, continuando nel frattempo a documentare la “rivoluzione” in atto. Colori roventi, tracce di grande comicità che, comunque, non toccano mai il surreale, una sceneggiatura pensata e sagace che diversifica le voci in campo, buone le prove recitative: quello di Bianchi è un piccolo gioiellino che ride e ragiona del nostro presente politico, senza eccedere coi moralismi.

di: Cristina Morra

Lascia un commento