TRE METRI SOPRA IL CIELO di Luca Lucini (2004)

, Opere Prime

tremetrisoprailcielo_1_opereprimeBabi e Step vivono ancora. Nei lucchetti di ponte Milvio, nelle copie consumate del romanzo di Federico Moccia “Tre metri sopra il cielo”, nelle coppie che marinano la scuola e vanno a fare colazione da Euclide. A Lucini è spettato l’onore, qualcuno direbbe l’onere, di firmare la trasposizione cinematografica di questo classico adolescenziale. Il film è sponsorizzato dal ministero dei beni e delle attività culturali. Cosa che ha fatto storcere il naso a molti, forse non a sproposito visto che è arduo trovare qualcosa di edificante in questa pellicola. I protagonisti sono agli antipodi, bella, studiosa, ricca lei, bello e dannato lui. Naturalmente tutti gli eventi, non ci facciamo neanche mancare denuncia per aggressione e rapimenti canini, portano all’innamoramento tra Stefano, e Roberta, Step e Babi per gli amici. Innamoramento che aspira all’infinito, all’eternità, a volare alto, tre metri sopra il cielo. Questa freschezza che talvolta appassiona e talvolta fa tenerezza in parte salva un film che non brilla né per scrittura né per interpretazione. In particolare è abbastanza fastidiosa la performance di Katy Louise Sanders nei panni della protagonista. Nella trama si intreccia il tema della ricaduta delle colpe dei genitori sui figli che si comportano per questo in modo diametralmente opposto a come ci si aspetterebbe. Lucini dipinge la decadenza di una Roma bene in cui non basta più avere una casa ai Parioli e una Jaguar per evitare di fare i conti con le scelte sbagliate del passato.3metrisoprailcielo_2_opereprime Le vite dei protagonisti si reggono su un equilibrio precario che verrà infranto a causa di un tragico evento che cambierà la loro visione della realtà, facendoli sentire improvvisamente cresciuti e distanti. Una particolarità è il narratore, un deejay di una trasmissione radiofonica che dispensa banalità per tutta la durata del film. La colonna sonora vanta anche la presenza di qualche pezzo di Tiziano Ferro, “I can fly” invece figura come canzone simbolo della pellicola e della storia d’amore tra i protagonisti. In conclusione, un classico che si potrebbe anche fare a meno di guardare senza perdersi un granché.

di: Federica Colombi

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