GOOD MORNING AMAN (2009) di Claudio Noce

, Opere Prime

Aman_1_opereprimeAman è un ragazzo somalo di vent’anni immigrato a Roma. Di giorno lavora presso un rivenditore di auto mentre di notte vaga per le strade della città a causa dell’insonnia. Una sera sale sul terrazzo di un condominio e incontra Teodoro, un ex pugile che soffre di depressione, Tra i due nasce un rapporto di amicizia tenero ma mai sdolcinato. Il passato dell’uomo e la sua personalità nascondono, però, ombre e misteri che li accompagnano durante tutto il difficile percorso di risoluzione dei loro problemi. Il film mescola tratti drammatici e cupi, amari e talvolta grotteschi creando il ritratto di due solitudini che sono parallele ma in realtà speculari. Aman e Teodoro non riescono a dormire perché qualcosa li tormenta e per questo motivo diventano il sostegno l’uno dell’altro, indipendentemente dalle loro origini o dal colore della loro pelle, perché questi non sono aspetti importanti. Il film evita infatti i banali luoghi comuni di una storia a sfondo razziale per concentrarsi su due personaggi che risultano, veri, comuni e credibili. L’emarginazione, il senso di non appartenenza, l’incapacità di adeguarsi alla società che sta intorno e la solitudine possono colpire chiunque. Qui l’aspetto importante è quello dell’individualità, di due individui che sembrano riconoscersi e avvicinarsi per necessità. E se per Teodoro sembra non esserci più speranza, la sua vita può ancora aiutare Aman a capire che invece per lui c’è ancora una possibilità di redenzione. Aman_2_opereprimeIl lungometraggio di Noce è l’espressione di un ottimo talento. Il regista dimostra fin dall’inizio di avere una grande abilità nella direzione degli attori e di conoscere bene le possibilità della macchina da presa. Ma spesso forse pecca un po’ troppo mostrando un repertorio accademico (i ralenti, le profondità di campo, i primi piani, la camera a mano e tanti altri) che hanno come unico effetto quello di rendere meno incisivi alcuni dei momenti più drammatici della storia. Il film ad un certo punto infatti sembra entrare in stallo e comincia a girare su se stesso per poi arrivare ad un finale che, per quanto coraggioso, non ha quell’impatto che invece ci si aspetterebbe e che lascia con la sensazione di incompiutezza. Molto apprezzabile l’interpretazione di Said Sabrie nel ruolo del giovane dal carattere difficile, arrabbiato e sfacciato e del sempre ottimo Valerio Mastandrea, qui anche in veste di produttore. Peccato per lo scarso spazio dato al personaggio di Anna, interpretata da Anita Caprioli, la ragazza di cui si innamora Aman.

di: Beatrice Bosotti

Lascia un commento