DON JON di Joseph Gordon-Levitt (2013)

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Don Jon è l’interessante debutto alla regia di Joseph Gordon-Levitt. La storia, fotografando la quotidianità di un uomo che s’illude di vivere una vita perfetta, evidenzia come i media distorcano la visione che la società ha del sesso e dell’amore. L’esecuzione è furba. Il regista adotta uno stile scattante ed energico, che coinvolge elegantemente lo spettatore nella storia. Don Jon non è un film rivoluzionario, ma è un racconto spiritoso e sincero, che descrive come nella società moderna le priorità siano ormai cambiate. La vita di Jon è una precisa routine: porno, palestra, porno, discoteca, porno, chiesa («Ci sono poche cose nella vita che mi interessano veramente: il mio corpo, la mia tana, il mio bolide, la mia famiglia, la mia chiesa, i miei amici, le mie amiche e il mio porno»). È principalmente incentrata sulla sua dipendenza, ma ciò che in realtà osserviamo è quanto sia difficile per il protagonista allontanarsi dalla sua comfort zone. È un tipico playboy, un ipocrita, che usa la religione come alibi, e non rispetta abbastanza le donne e le persone in generale. Al di là di tutto, la sua vita e il film in generale costituiscono un’efficace satira sociale, che ci fa capire quanto tutti noi siamo influenzati dai media moderni (ad esempio, la sorella difficilmente interagisce con la famiglia a causa della sua dipendenza dallo smartphone). Il film, dal punto di vista narrativo, riesce a mantenere un ritmo sostenuto e lo stile di regia e montaggio portano un sapore unico all’opera. È un grande film? No, ma quantomeno una boccata d’aria fresca. Il modo in cui vengono affrontati temi sessuali considerati un tempo tabù è originale e divertente e Don Jon risulta essere una spassosa parodia della nostra attuale, traballante società. Gordon-Levitt riesce a mettere insieme un bel cast (Tony Danza e Glenne Headly nel ruolo dei genitori, Rob Brown e Jeremy Luke in quello degli amici del protagonista). I dialoghi sono scattanti e divertenti e danno vita a svariati momenti comici, in particolare nella narrazione di Jon. È bello, inoltre, vedere un attore come Levitt mettersi in gioco con un ruolo simile e correre dei rischi. Pur basandosi su classici stereotipi, Don Jon riesce ad andare oltre e a fornire un punto di vista differente, rifiutando anche il tipico falso romanticismo spesso imperante nel genere. don jon_recensione 1_opereprimeIl percorso di maturazione del personaggio è credibile e lo porta a raggiungere una crescente consapevolezza dei suoi desideri e della realtà che lo circonda. Scarlett Johansson è decisamente meravigliosa, mentre la breve scena che vede protagonisti Channing Tatum e Anne Hathaway è davvero esilarante, così come tanti altri momenti del film. Gordon-Levitt ha azzardato davvero tanto, passando dietro la cinepresa, ma da questa scommessa ne esce brillantemente. Per fortuna, poi, soprattutto grazie alle ultime scelte compiute nella sua carriera, sta iniziando ad avere una certa (più che meritata) fama anche in Italia.

di Mariachiara Lucidi

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