LA CITTA’ IDEALE di Luigi Lo Cascio (2012)

, Grandi Esordi

la città ideale_recensione1_opereprimeMichele Grassadonia è un architetto di origini siciliane trasferitosi a Siena, “la città ideale”, per sposare il suo progetto di vita completamente eco-sostenibile. In una notte di pioggia torrenziale accade qualcosa che modifica il corso degli eventi e costringe il protagonista a confrontarsi con la verità. Cosa ci fa un politico del luogo sul ciglio della strada, vittima di un presunto incidente, cosa ha urtato l’auto di Grassadonia prima di soccorrerlo e perché sembra che tutti lo ritengano responsabile dell’accaduto? Il protagonista imparerà ben presto che la sua nozione di verità è molto ingenua, distante anni luce dalla verità giudiziaria, più vicina a un artificio teatrale. L’uomo insegue il successo piuttosto che il vero e la natura ventosa dei fatti rende impossibile che la vita ritorni così com’era. La fotografia predilige i toni freddi del grigio e del blu, dipingendo una Siena fredda, cupa, lontana dalle luci del Palio e dalle orde di turisti che affollano piazza del Campo. Siena è in antitesi con Palermo, città natale di Grassadonia e dello stesso Lo Cascio, terra ancestrale e carica di ricordi di un passato dal quale il protagonista sembra volersi allontanare per rincorrere il suo ideale di perfezione. Gli eventi che accadono guidano il protagonista verso una scoperta che infrangerà l’equilibrio illusorio, la collusione in cui era convinto di poter vivere al sicuro. la città ideale_recensioni_2_ opereprimeL’ideale si deve necessariamente sporcare per trasformarsi in vita, senza per questo perdere la sua bellezza intrinseca. Il film si nutre della processualità lenta, ma mai piatta, di scene molto lunghe. La scrittura è quasi teatrale, costellata di dialoghi introspettivi recitati magistralmente da attori per la maggior parte provenienti dal teatro, come lo stesso Lo Cascio. Una nota di colore e di intimità è data dalla preziosa partecipazione della madre del regista, per la prima volta sullo schermo. E’ quasi commovente riconoscere i tratti del figlio nel suo volto un po’ più rugoso e più dolce. Le sue parole,  a differenza di quelle degli altri personaggi, sono franche, semplici, calde, parole che fanno bene e che suggeriscono un rapporto più innocente con la verità.  Lo Cascio racconta che l’idea per il film è arrivata  in una notte di diluvio a Roma. La pioggia si riconferma elemento fondamentale di questa storia, pioggia che non lava ma cade incessantemente intasando i tombini e facendo esplodere le fognature. Spetta a noi raccogliere i pezzi e confrontarci con debiti e ferite del passato. Come la professione dell’architetto, anche quella del regista è sempre in equilibrio tra ideale e reale. Lo Cascio dimostra di sapersi destreggiare tra queste due dimensioni e ci regala un’opera prima prima più lontana dall’ideale e più vicina alla vita.

di Federica Colombi

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