ALIEN 3 di David Fincher (1992)

Alien 3_opereprime.org1È il 2525 quando la navetta 337 si schianta su Fiorina 161, un oscuro pianeta appartenente a un sistema solare diverso da quello terrestre. Ellen Ripley, l’unica sopravvissuta dell’equipaggio, è accolta e curata in una comunità di ex galeotti, assassini e stupratori assetati di sangue, ora dediti alla fede e al misticismo. La donna però non sa che, insieme a lei sulla navetta, viaggiava anche una delle creature aliene incontrate in passato e che, dopo essere stata fecondata da essa, ora lei porta in grembo un essere speciale, una creatura-regina. Come se non fosse abbastanza, Ripley dovrà trovare anche un modo per sfuggire agli uomini dei Weiland-Yutani, che vogliono impossessarsi a tutti i costi dell’embrione-regina con l’obiettivo di creare una nuova arma biologica. Molto presto la donna si troverà di nuovo a fare i conti con la paura. Sei anni di sviluppo, un susseguirsi senza fine di sceneggiatori e registi, la realizzazione dell’alieno, le scenografie e la colonna sonora, tutti elementi inizialmente studiati con cura per poi essere rattoppati in meno di un anno per ordine della produzione. A causa del poco tempo a disposizione il film patisce di questa sofferta pre-produzione e gli effetti sono ben visibili, non riuscendo a raggiungere il risultato ottimale auspicato. La sopravvissuta Ripley si ritrova in una sorta di girone simil-dantesco, abitato da uomini pericolosi che all’improvviso si ritrovano di fronte a un’entità più grande e più pericolosa di loro, un essere sconosciuto e diverso con il quale dovranno inesorabilmente fare i conti. Il Male che diventa incubo, per poi trasformarsi anche in ossessione. Tutto è concentrato in un solo spazio interno – sono quasi inesistenti le inquadrature di esterni – in cui sono imprigionati sia l’universo alieno sia quello umano. La celeberrima creatura aliena appare ancor più spaventosa e imbattibile del solito. Il problema è che tutto è troppo prevedibile, in modo tale che lo spettatore arriva a intuire puntualmente chi sarà la prossima vittima. Qui l’esordiente Fincher non è ancora il regista con quel particolare gusto per l’indagine psicologica che rivelerà nelle sue pellicole successive; mostra piuttosto di peccare nel ricorrere a soluzioni già utilizzate a profusione: ad esempio lo sfruttamento di ralenty e la ricerca (infruttuosa) Alien 3_opereprime.org2di un modo per disorientare e incantare lo spettatore con vorticosi e improbabili movimenti di macchina che capovolgono continuamente il punto di vista nelle sequenze degli inseguimenti per i condotti di aerazione. Tutto finisce con l’essere eccessivo, con un grande uso di effetti speciali – l’alieno fu ricreato mediante la nuova tecnica CGI, non ancora ottimale – e di ‘androidi’ dalle sembianze umane, nonché di umani dalle sembianze di androidi. Sono tutti elementi che giocano a sfavore del film, mostrando ancora di più lacune di scorci narrativi che potevano essere maggiormente approfonditi. Nonostante questo, il film può essere considerato un interessante esempio di fantascienza mescolata a un’ambientazione gotica.

 

di Beatrice Bosotti

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