UN PAESE QUASI PERFETTO di Massimo Gaudioso (2016)

, Opere Prime

Un paese quasi perfetto_opereprime.org1È sempre un terno al lotto trovare, di questi tempi, una buona commedia italiana, quella che a mio parere deve sempre rappresentare e riflettere i “tempi d’oggi” e la società in cui viviamo. Pietramezzana è il classico paesino che vive secondo tradizioni antiche, popolato da quelle poche persone che non hanno avuto voglia e coraggio di affacciarsi (né di mettersi in gioco) verso la nuova società. Lì si vive con poco, principalmente con quello che si coltiva, e, anche se il lavoro non c’è più, ci si accontenta così, restando inermi allo scorrere della vita. Ma non tutti sono d’accordo. Domenico, un vulcanico signore, non ci sta, e con l’aiuto dei suoi amici più cari cerca in tutti i modi di risollevare l’economia e le vite di tutti i paesani. Come fare? Facendo qualunque cosa pur di far costruire una fabbrica che dia lavoro a tutti. Prima cosa: ingaggiare un medico (assurdo che un paese non abbia un medico, qui si arriva quasi alla “fantascienza”). Quel medico lo trovano (ricattandolo per una distrazione al volante) in Gianluca, un chirurgo plastico milanese sovraccarico di stereotipi, che proprio per questo inizia, lavorando a Pietramezzana, ad apprezzare a pieno le piccole cose prive di artifici ,sane e durature. Riusciranno a costruire un futuro migliore con molta fatica, rimboccandosi le maniche alla continua ricerca di escamotage, soprattutto nel momento in cui il progetto per la costruzione della fabbrica salta. Capiscono che valorizzare il territorio, facendo leva sui punti forza del paese, vale più di cento fabbriche. Uno specchio, insomma, della società in cui viviamo, troppo caotica, finta e amara fino all’osso, incapace di far vivere completamente l’essere umano, troppo preoccupato all’aspetto esteriore rispetto a quello interiore, incapace di sapersi accontentare e alla ricerca della perfezione in ogni cosa (qual è poi questa perfezione?). Un paese quasi perfetto ha un pregio: la leggerezza, quella che però fa riflettere. Ha una spinta positiva finale che mette di buonumore, impregnata da quello “spirito di truffaldineria” tutto italiano. Dal punto di vista tecnico, a mio parere, la fotografia non riesce a far risaltare appieno il paese e i paesaggi, facendoli apparire piatti e monotoni. I dialoghi e la sceneggiatura sono fin troppo semplicistici, col risultato di restituire l’immagine di un’Italia ancora retrograda e tutta “pizza, spaghetti e mandolino“. Tra gli interpreti, Un paese quasi perfetto_opereprime.org2duole constatare la tendenza di Silvio Orlando nel riproporre continuamente il “se stesso” di altri film, mentre spiccano positivamente Paone e Buccirosso. In questo film, opera prima dello sceneggiatore Massimo Gaudioso, che vanta nel suo curriculum da sceneggiatore perle indimenticabili come Gomorra e L’imbalsamatore, si nota l’influenza del suo cinema da ‘addetto ai lavori’. Incomprensibile la scelta di attori bravi da non riuscire o, peggio, non voler sfruttare al massimo, sottomessi a una sceneggiatura lacunosa e troppo scarna per risultare interessante. Che dire di più, volete svagarvi per un ora e mezza? Questo film potrebbe fare al caso vostro: la formula di Benvenuti al Sud incorniciata ad alta quota.

 

di Mariachiara Lucidi

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