PICCOLI OMICIDI TRA AMICI di Danny Boyle (1994)

Piccoli omicidi tra amici_opereprime.org1Tre amici, due ragazzi e una ragazza, dividono un appartamento a Edimburgo. Un giorno decidono di cercare un quarto coinquilino e cominciano ad intervistare diversi candidati in modo molto crudele per il solo gusto del divertimento. Alla fine decidono di offrire la stanza al misterioso Hugo che però, poco dopo essersi trasferito, viene trovato morto nella sua stanza con una grande valigia piena di soldi. Questo evento stravolgerà per sempre le loro esistenze. Piccoli omicidi tra amici è un chiaro esempio dell’abilità che gli inglesi hanno nel realizzare black-comedy, da loro molto apprezzato. Questo film è una commedia noir che mescola al suo interno più generi, dal grottesco al macabro, con chiari rimandi al thriller e con momenti d’ironia nerissima che già ci viene mostrata all’inizio del film ma che è ancor di più sottolineata nelle scene più efferate. All’inizio lo spettatore può essere portato a provare empatia per i personaggi perché possono risultare divertenti per quello che fanno ma la verità è che nessuno di loro è davvero simpatico, non si sforzano nemmeno, così come non sono buoni. Il film è una sorta di percorso all’interno del gusto giovanile per la crudeltà gratuita: la cattiveria dei tre protagonisti è mostrata fin da subito, da quando si divertono a torturare gli aspiranti coinquilini, la follia omicida è già presente in loro e non è stata provocata dal ritrovamento dei soldi. E’ qualcosa di preesistente, di latente e il cui motivo di esistenza non viene mai indagato o spiegato. La scelta degli attori contribuisce notevolmente alla riuscita del film: Juliet e Alex, interpretati rispettivamente da Kerry Fox e dal giovanissimo Ewan McGregor, sono i coinquilini che nessuno vorrebbe mai avere perché sono completamente fuori di testa. Piccoli omicidi tra amici_opereprime.org2Christopher Ecclestone poi è perfetto per interpretare il mite David, colui che non riesce a superare il trauma per quello che hanno fatto e che subisce poi la trasformazione più terribile e totale. La schizofrenia della macchina da presa, la fotografia e l’estetica cruda del film, l’uso creativo del montaggio che si mescolano ad una martellante colonna sonora techno sono alcuni elementi tipici dello stile di Boyle, che qui mostra già al suo esordio e che ritroveremo poi anche nei suoi film successivi. Non mancano poi numerosi rimandi e omaggi ai maestri del cinema che, in un modo o nell’altro, hanno influenzato il suo lavoro (è sufficiente pensare ai fratelli Coen o ancora a Alfred Hitchcock).

 

di Beatrice Bosotti

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