MIELE di Valeria Golino (2013)

, Grandi Esordi

Miele_opereprime.org1“Sono Miele” – cosi si presenta ai suoi clienti la protagonista del film, la trentenne Irene. Lei aiuta i malati terminali con il suicidio assistito, trasportando illegalmente dal Messico il veleno per i cani, liberando i suoi pazienti dalla sofferenza. Per i cani non è prescritto il divieto di eutanasia. Invece, per quanto riguarda le persone, questa è una questione ancora delicata, un tabù in Italia più che in qualsiasi altro paese europeo. Il film ha anche un’altra sfumatura – nell’ambiente in cui lavora, Irene continua a mantenere debolmente il rispetto dei valori accanto alla morte e la sofferenza. Il tutto viene incarnato nell’ ”angelo della morte”, che ha un viso straordinario, quello dell’ attrice Jasmine Trinca. Lei non ha affetti speciali – solo regole rigide: accompagnare il cliente fino alla fine, chiedergli per l’ultima volta se è sicuro della sua scelta, aggiungendo: “possiamo fermarci in qualsiasi momento”.  L’eutanasia si svolge in presenza dei propri cari, ed è possibile selezionare la musica con cui dire “addio” al dolore. Irene – l’anima del film e anche un’ anima vulnerabile che si isola dal mondo esterno – indossa le cuffie nelle orecchie, vive in una piccola casa isolata vicino al mare e mantiene pochi contatti con gli altri (un padre, un amante e un’amica). La telecamera mostra il suo stato di solitudine: in una scena lei si trova nel mare, sott’acqua, in completo silenzio, in un’altra, ad una festa, una parete di vetro la separa dal suo potenziale cavaliere. Un giorno, però, l’ “aquarium” in cui Miele immerge se stessa si rompe in seguito all’ incontro con un anziano signore, l’ingegner Grimaldi. Dopo avergli consegnato il veleno, Miele scopre che Grimaldi è in perfetta salute, ma vuole suicidarsi perchè ha perso “il gusto per la vita”. La protagonista inizia a sentire un senso di responsabilità nei suoi confronti e lo incalza, finché i due diventeranno amici. Insieme riflettono sul significato della vita, ascoltano la musica, camminano abbraciati sotto la pioggia. “Se un giorno andrai a Istanbul, metti un pò di carta sotto la cupola” – dice Grimaldi. “Che dovrebbe accadere?” si incuriosisce Miele. ”Forse niente, poi me lo dirai..”. Una scelta rischiosa, ma anche coraggiosa, quella della Golino di affrontare il tema dell’eutanasia nella sua opera prima. Un argomento trattato negli ultimi film di autori del calibro si Marco Bellocchio (“Bella addormentata”, 2012) e Michael Haneke (“Amour“, 2012), entrambi riconosciuti con molti premi. “Se gli italiani dal punto di vista etico Miele_opereprime.org2sono pronti a parlare di questo problema, i politici e le istituzioni statali ancora no. La nostra società vive nel tempo dell’attesa per alcune decisioni del governo” dice Valeria Golino. Nonostante il dramma, il film sull’eutanasia diventa piuttosto un racconto sul corraggio di vivere e sulla sua perdita. Un’estetica rigorosa cerca di trasmettere qualcosa su cio’ che inutile piangere: tutti abbiamo bisogno delle persone, ma neanche loro sono in grado di colmare il vuoto nei nostri cuori, spesso nell’ultima e peggior fase di malattie incurabili. E magari, se tieni per un pò di tempo il foglio bianco sotto la cupola, scopri che senza il buio non esisterebbe la luce e senza il gusto amaro della morte, non godresti il gusto del “miele”.

 

di Aleksandra Piliuch

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