LITTLE MISS SUNSHINE di Jonathan Dayton e Valerie Faris (2006)

Little Miss Sunshine_opereprime.org1Quando la piccola Olive Hoover – aspirante reginetta di bellezza – scopre di essere stata ammessa al concorso per il titolo di Miss California, tutta la sua famiglia si mette in viaggio per aiutarla a realizzare il suo sogno. Il viaggio li aiuterà a scoprire, tra loro, un’affinità insperata. Ogni componente della famiglia Hoover, al momento della partenza, sembra essere incastrato in un guscio fatto di ambizioni e tormenti: Richard (Greg Kinnear) – capofamiglia e pseudo-coach motivazionale – non accetta la possibilità di un fallimento, al punto di inventare un fantomatico metodo per avere sempre successo; Dwayne (Paul Dano), adolescente e fratello di Olive (Abigail Breslin), vorrebbe entrare nell’aeronautica ed esercita la sua disciplina attraverso il voto del silenzio; ci sono poi un nonno eroinomane ed eccentrico (Alan Arkin, vincitore, per questa parte, di un Oscar come Miglior Attore Non Protagonista), uno zio (Steve Carell) depresso e appassionato di Proust, una madre (Toni Collette) che cerca di tenere insieme il puzzle. Personaggi sul filo del rasoio che si giostrano tra rigidità stereotipata e sensibilità parodica, portatori di silenziosi scimmiottamenti rivolti ai paradigmi della cultura americana (che si tratti del poliziotto in autostrada, del concorso di bellezza per bimbe di porcellana o della cena a base di pollo fritto), essi abbattono le rispettive barriere attraverso deliranti corse sul camioncino (ovviamente un classico Wolkswagen) e delicati contatti fatti di mani e di sguardi; il tutto per giungere, infine, a sciogliere ogni resistenza o silenzio, a ridefinire le proprie priorità, nonché un equilibrio psichico che se ne frega di ogni aspettativa esterna. Little Miss Sunshine_opereprime.org2Una vicenda tutta on the road sta al centro di Little miss Sunshine, tragicomica opera prima del duo Dayton-Faris. L’alternarsi quasi brusco di scene drammaticamente angoscianti ad altre al limite del demenziale viene – almeno in parte – controbilanciato da piccole chicche di una poeticità senza pretese, da un’armonia fotografica in cui deve essere confluita tutta la precedente esperienza della coppia di registi nel campo del videoclip musicale, così come da una colonna sonora che dà al tutto una vena quasi surreale. Inquadrare un film come Little miss Sunshine non è facile: per la complessità delle intenzioni, per il contrasto tra la bellezza dell’immagine e l’inclemenza della sceneggiatura, per un lieto fine fatto esclusivamente di fallimenti.

 

di Cristina Morra

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