20 SIGARETTE di Aureliano Amadei (2010)

, Grandi Esordi

20 sigarette_opereprime.org1Aureliano è un giovane come tanti: ha 28 anni, sogna il cinema e ignora le sue responsabilità. Con una telecamera sempre alla mano, passa le sue giornate da filmaker nei centri sociali finché il regista Stefano Rolla non gli propone un ruolo da aiuto-regista per un film ambientato in Iraq. Contro il volere di genitori e amici – tra cui Claudia, la donna di cui è ancora innamorato – Aureliano accetta il lavoro proposto e si mette in viaggio, pronto a inseguire i suoi sogni. Il giorno dopo il suo arrivo a Nāsiriya, Aureliano, il regista Stefano Rolla e la scorta militare cadono vittime di un attentato terroristico. Gravemente ferito, riesce a salvarsi, venendo curato in un ospedale da campo dell’esercito statunitense. Al suo ritorno a Roma viene ricoverato all’ospedale militare del Celio, dove giornalisti e fredde visite ufficiali riempiono le sue giornate, annerite dallo sdegno per le false ricostruzioni ufficiali dell’attentato. Due anni dopo, Aureliano è invalido alla gamba sinistra, sordo all’orecchio sinistro e tormentato da attacchi di panico e dagli atroci ricordi della strage. Venti sigarette a Nassiriya è il romanzo autobiografico che scrive, sostenuto anche da Claudia, madre di sua figlia. L’inizio del film regala la visione di un giovane spensierato che sogna ancora in grande e che, forse un po’ imprudentemente, decide di partire per l’Iraq. Si tratta, però, anche di un viaggio interiore: la voce narrante del protagonista e l’alternarsi delle riprese in soggettiva – e non – offrono, infatti, uno sguardo introspettivo notevole. Così Aureliano si ritrova catapultato in una realtà completamente estranea, dove il pacchetto da venti sigarette è l’unica cosa in grado di ancorarlo alla sua vita precedente. L’esordio alla regia di Aureliano Amadei regala scene molto intense: le sequenze girate in soggettiva, infatti, offrono allo spettatore la possibilità di vivere quei minuti di terrore da protagonista. 20 sigarette_opereprime.org2La confusione, il panico, l’orrore per le ferite, il chiasso assordante, il sangue, gli spari, la ricerca di un nascondiglio trascinano lo spettatore in momenti di profonda consapevolezza. Spunti di riflessione emergono dalle scene finali, dove si trasmette lo sdegno per un dolore che dovrebbe essere privato ma che è pubblico e che, in realtà, è soltanto apparenza. 20 sigarette non è un film che vuole raccontare l’esperienza di un sopravvissuto, di una vittima. È un’opera prima che offre uno spaccato su un meccanismo, un sistema politico, giuridico e sociale che ci porta a considerarci tutti delle vittime quando, in realtà, siamo tutti carnefici e colpevoli in parte. Un film interessante, che trasforma la guerra in un invito a riflettere su ciò che è fuggevole e su ciò che costituisce invece certezza.

 

di Francesca Canadà

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