PASSO FALSO di Yannick Saillet (2016)

Passo falso_opereprime.org1«Incrociamo le spade». Questo il motto pronunciato dal battaglione di soldati francesi al centro dei primi, adrenalinici, quindici minuti di Passo falso, co-produzione italo-francese e opera prima di Yannick Saillet. Il film parte in quinta, con titoli di testa accompagnati da un sound ‘hard & heavy’ che ricorda gli intro di alcuni videogiochi horror. Subito dopo viene presentata la squadra, composta da un gruppo di improbabili “eroi di guerra” la cui fratellanza bellica, imprescindibile caratteristica di un buon film di guerra, viene appena abbozzata in modo stereotipato, prima che un attacco a sorpresa ci introduca nel frammento di film a mio avviso più confacente a un’estetica da film “di genere”. Durante la sequenza dell’attacco, Saillet muove con piglio frenetico la camera per immergerci in un caos afoso in cui finiamo per essere ‘intrappolati’ da un sonoro avvolgente e compatto, forse l’aspetto tecnico più apprezzabile dell’intero film, spalleggiato da una fotografia calda al punto che quasi ci fa boccheggiare. Per citare l’opera seconda di Roan Johnson: «fino a qui tutto bene». Poi il vero ‘caos’; non quello vissuto dai soldati in mezzo a sparatorie ed esplosioni nel deserto afghano, ma quello sofferto dallo spettatore. Saillet scivola rovinosamente come il protagonista Denis (Pascal Elbé), unico sopravvissuto all’attacco e fatalmente finito con un piede sopra una vecchia mina russa. L’inizio di quella che dovrebbe essere la parte centrale del film coincide, ahimè, con il crollo dell’intera struttura, sia essa narrativa o tecnica. L’angoscia dell’ ‘uomo in trappola’ (il titolo originale del film, Piégé, significa intrappolato), la vita che scorre davanti ai suoi occhi, in cui affiorano errori e rimpianti, lo stoico attaccamento alla vita e il senso del sacrificio vengono introdotti forzatamente, attraverso escamotage narrativi a mio avviso troppo immaturi, soprattutto se adottati da un autore alle prese con la sua opera prima. Passo falso_opereprime.org2Il meccanismo è ulteriormente inceppato da una fotografia che perde coerenza rispetto all’atmosfera godibile nella prima parte del film. Se a questo affianchiamo un doppiaggio italiano trascurato e grezzo, risultano giustificate le speranze dello spettatore che desidera, suo malgrado, che quella mina esploda presto. Insomma, per concludere, loro “incrociano le spade” con fierezza, noi incrociamo le braccia senza ritrovarci mai aggrappati alla poltrona e lieti che questa vicenda stereotipata e malamente abbozzata duri solo 79 minuti.

 

di Tommaso Del Signore

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