J’AI TUE MA MERE di Xavier Dolan (2009)

J'ai tue ma mere_opereprime.org1La distanza tra Hubert – adolescente, figlio di genitori separati – e sua madre Chantale pare incolmabile: troppi i rancori e le incomprensioni che si sono accumulati nel corso del tempo. A rendere ancora più complesse le cose, la scoperta casuale, da parte di lei, dell’omosessualità del figlio, interpretata come una mancanza di fiducia nei confronti del suo amore materno. Intanto, Hubert (Xavier Dolan) vive le sue esperienze adolescenziali e sfoga la sua confusione nell’arte. Egli è un ragazzo con la rabbia dell’era moderna ma con la fragile poesia di un altro tempo, come lo definisce la sua insegnante. Il suo conflitto con la madre non è una semplice fase, è una questione irrisolta e irrisolvibile: nessun tentativo di fuga – che si tratti di andare a vivere da solo o di fingere la morte di lei (Anne Dorval) – gli risparmia un nuovo violento scontro con quella che rappresenta, contemporaneamente, la sua più grande nemica e l’oggetto dei suoi pensieri più dolci. Questa ambiguità sentimentale – amare così dolorosamente sua madre ma non sopportare di esserne il figlio – non gli dà tregua. La stessa confusione viene vissuta, però, anche da Chantale – che non lo voleva, si è sposata e ha fatto un figlio perché è quello che si aspettavano da lei –, del resto anche lei tenta di affrontarla fuggendo, come se le risultasse troppo difficile ammettere di amare qualcuno al di fuori di sé stessa. Hubert racconta tutto questo parlando a una telecamera, dipingendo tele astratte o scrivendo poesie: J'ai tue ma mere_opereprime.org2l’arte gli permette di guardarsi da fuori e di trasformare i suoi tormenti interiori in qualcosa di meraviglioso (almeno agli occhi degli altri). Xavier Dolan, appena diciannovenne ai tempi del suo esordio registico, parla di un animo torturato dalle incertezze – il suo, almeno in parte la storia è autobiografica – tramite una sceneggiatura che trasuda intimismo e completa immedesimazione: è un gioco di tempi che si dilatano e si accorciano, di momenti di insofferenza e di armonia, di colori freddi contro tonalità infuocate; il conflitto vissuto riguarda due spiriti identici e battaglieri che si odiano e si infrangono proprio in virtù di questa somiglianza. Uno scontro doloroso che può risolversi solo tornando indietro, quando tutto si è rotto.

 

di Cristina Morra

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