IL NOSTRO ULTIMO di Ludovico Di Martino (2016)

, Opere Prime

Il nostro ultimo_opereprime.org1Fabrizio e Guglielmo. L’uno pedante e insicuro, l’altro, suo fratello, estroso e sognatore. Due poli opposti destinati ad unirsi nel triste lutto della madre, malata ormai da tempo. Rispettando la sua ultima volontà, trascorrere in Sicilia una vacanza in famiglia, i due si avventurano in una folle impresa: saldata la bara sul tetto della loro “sgargiante” monovolume, partono alla volta della terra agognata. Un autentico “pellegrinaggio”, per dirla con un termine liturgico, visti gli incredibili risvolti che si susseguiranno: nodi familiari che verranno al pettine, incontri fortuiti, scontri e, per attutire il tutto, gaffe immancabili. Un viaggio anzitutto alla scoperta di sé: dalla malinconica consapevolezza del passato all’ineluttabile paura di crescere. «Arriva sempre il momento in cui un uomo smette di farsi le pippe». Or bene, c’è chi sceglie di esordire convenzionalmente, adottandosi alle logiche produttive di dominio pubblico (bandi ministeriali e non), e c’è chi vuole semplicemente «fare un film», lungi da qualsivoglia vincolo “autoriale” o promozionale. Ludovico Di Martino, classe 1992, è studente di regia al Centro Sperimentale. Sull’esempio di “Spaghetti Story” (2013), meno di tre anni fa, imbastì una piccola “impresa”: partendo da un budget risicato, sviluppare un progetto inizialmente destinato al 48h Film Project: «Dovevamo realizzare un corto entro due giorni con pochissimi mezzi a disposizione, non avevamo neanche il fonico. Non riuscimmo a consegnare il materiale in tempo e, anche se ci fossimo riusciti, non avremmo vinto. Tecnicamente era un disastro.» Pur non essendo “l’idea della vita”, la storia funzionava e meritava un maggior approfondimento. Così, ad agosto 2014, iniziarono ufficialmente le riprese de Il nostro ultimo. Dopo cinque settimane seguirono tre estenuanti mesi di post-produzione e montaggio. Il film venne poi presentato nel corso del Festival dell’Arcipelago, evento già di suo votato alle novità nostrane più varie (dal cinema irregolare e fuori formato al videogioco); qui, ventitre anni fa, presentavano cortometraggi di autori destinati, di lì a poco, a costruirsi un nome. Oggi, senza eccessive allusioni iperboliche, Ludovico si è fatto sentire. «Preferisco una distribuzione fatta ad eventi» asserisce «oltretutto il film è per lo più uno stimolo, una provocazione. Molti sono stati i colleghi a chiedermi, meravigliati, come avessi fatto. Come se fare un lungometraggio fosse ormai diventato inverosimile. La paura di fare un film ricorrerà sempre in questo mestiere. Alcuni registi affermati, continuando infatti a girare, consacrano uno stile su cui il pubblico serberà sempre più aspettative. L’idea era fare un film che mi mettesse alla prova, che mi facesse lavorare sull’imprevisto». Il nostro ultimo_opereprime.org2A fronte dell’incontro avuto con Ludovico e della contestuale visione della sua opera prima, posso concedermi un’analisi molto più profonda della mera esposizione tecnica, meritevole comunque di una parentesi, vista la notevole dignità estetica; ebbene, trovo particolarmente ragguardevole una certa coerenza, se non compatibilità, tra ciò che il film tratta e i propositi del regista. È vero, non è certo “l’idea della vita” e per occhi boriosi non sarà poi così originale; la diegesi  ricalca quasi fedelmente i topoi classici del road movie (si vedano esempi illustri quali “The straight story” – 1999 – di Lynch). Ma, d’altro canto, quali sono i motivi arcinoti del suddetto raod movie se non proprio gli imprevisti? Fine ultimo di ogni impresa che si rispetti, che sia un viaggio improbabile con una bara o esordire a soli 23 anni, è maturare una maggiore consapevolezza di sé. Crescere è anche e soprattutto questo. Sì, perché in effetti «questa storia dell’esordio, spesso, rischia di diventare come i dubbi che in adolescenza ti ponevi sul sesso. Dubbi che uccidevano l’atto stesso». Ma per tornare alle parole di Fabrizio nel film: «arriva sempre il momento in cui un uomo smette di farsi le pippe». Un sincero “chapeau!” a Ludovico e alla sua troupe.

Il cast e il regista saranno presenti in sala. Appuntamento dunque per il pubblico romano con Il Nostro Ultimo giovedì 16 giugno al Cinema Nuovo Sacher (Largo Ascianghi 1) per lo spettacolo delle 20.30 e, a seguire, per un dopo proiezione con musica dal vivo e tanti ospiti presso lo Stadlin Club (Via Pacinotti 83).

 

di Francesco Milo Cordeschi

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