TI GUARDO di Lorenzo Vigas (2015)

Ti guardo_opereprime.org1La storia si svolge a Caracas e ha come protagonisti Armando, uomo di mezz’età benestante, e Elder, un ragazzo di strada. I due si incontrano perché Armando ha l´abitudine di pagare i ragazzi affinché vadano a casa sua e si spoglino davanti a lui. Non li tocca mai. Con Elder, che inizialmente va da lui per interessi economici, inizia ad instaurare un rapporto sempre più intimo. Il film d’esordio del regista sudamericano Lorenzo Vigas trova il suo nucleo centrale già nel titolo originale: Desde allá che significa “da lì” e ancor di più nella versione italiana Ti guardo. Vigas, infatti, sviluppa il suo racconto attorno agli sguardi dei protagonisti con giochi di distanze e messe a fuoco. Spesso la telecamera riprende il primo piano di Armando o Elder mentre guardano qualcosa, ma quasi mai ci mostra dove stanno guardando. Altre volte preferisce seguire Armando tenendolo a fuoco e lasciando sfuocato il mondo attorno a lui. Noi spettatori ci troviamo così a interessarci solo e unicamente al percorso dei due protagonisti; non esiste nient´altro al di fuori di loro. Armando non riesce ad avere contatti umani con gli altri e cerca di sopperire alla sua solitudine tramite il denaro, mentre Elder cerca di imporre se stesso con la sua corporeità e l´uso della violenza. Un punto di contatto tra i due uomini si trova nel difficile rapporto che entrambi hanno con la figura paterna. Se Elder ha un padre in galera che lo riempiva di botte, Armando ne ha uno che vorrebbe fosse morto. All’inizio del film Elder s’impone su Armando grazie alla sua bellezza e forza, al punto da spingere quest´ultimo a cercare in tutti i modi di far affezionare a sé il ragazzo. Ti guardo_opereprime.org2Nel corso della vicenda il rapporto tra i due cresce ma s’inverte di segno con un Armando che governa i giochi e un Elder che ne è sempre più succube. Armando ed Elder sono lo specchio di due realtà sociali completamente diverse, divise da un muro che Vigas ci fa credere possa essere abbattuto dall’amore. Il rapporto tra i due personaggi porta alla luce anche il tema dell´omosessualità vissuto in modo confuso dai due protagonisti e visto con sguardo omofobo dal mondo che li circonda. La mancanza di musica all’interno del film ci rimanda al nostro ruolo di voyeur perché riusciamo a focalizzarci meglio sugli sguardi dei protagonisti e riusciamo a entrare ancor di più in contatto con loro e con i loro pensieri. Assolutamente perfetti il grande Alfredo Castro nei panni di Armando e l´esordiente Luis Silva in quelli di Elder. Il ritmo del film è lento ma, grazie alla continua tensione che Vigas riesce a inserire nelle pieghe della storia, non rischia mai di diventare noioso. Quest’opera prima è un prodotto convincente che riesce a colpirci nel profondo e non ci permette di restare indifferenti.

 

di Silvia Festini

Lascia un commento