L’ARIA SALATA di Alessandro Angelini (2006)

, Grandi Esordi

L'aria salata_opereprime.org1Fabio lavora in carcere come educatore dei detenuti ed è sempre stato insofferente di fronte alle ingiustizie. Un giorno si trova a lavorare proprio con suo padre, Luigi, condannato a trent’anni per omicidio quando Fabio era solo un bambino e ora in cerca di un consenso giudiziario per la sicurezza vigilata. Per il giovane educatore diventa l’occasione per affrontare rimorsi, rancori e sofferenze del passato. Un’infanzia difficile pesa sulle spalle di Fabio (Giorgio Pasotti), un ragazzo rigido ma buono che sfoga le sue tensioni correndo e che va fiero di avercela fatta da solo, pagandosi gli studi e prendendo la decisione – non condivisa dalla sorella Cristina (Michela Cescon) – di lavorare a contatto con i carcerati per aiutarli a ricominciare. La sua ossessione per la giustizia – che influisce anche sulla sua vita privata e, in particolare, sui rapporti con la fidanzata – trova senso quando si trova faccia a faccia con un detenuto come tanti altri e ne apprende il nome: probabilmente, l’incontro con il padre è proprio la motivazione che l’ha portato a scegliere la carriera di assistente sociale nelle prigioni. Inizia una fase fatta di piccole ripicche, severi moralismi, frecciatine e domande smaniose sulla famiglia che Luigi (Giorgio Colangeli) si è lasciato alle spalle venti anni prima; una fase che porta alla luce verità inaspettate, capaci di mettere in dubbio ogni fantomatica indipendenza dal padre su cui Fabio aveva costruito la sua integrità. L’aria salata, esordio cinematografico di Alessandro Angelini, disegna attraverso estenuanti primi e primissimi piani due individualità forti che lentamente, a contatto l’una con l’altra, L'aria salata_opereprime.org2si sgretolano sotto il peso dei ricordi e di emozioni mai elaborate; quello tracciato è un percorso doloroso e sfibrante verso la conquista di una sensibilità che non teme più di mostrarsi alla luce del sole, una presa di coscienza e un’ammissione di colpa che libera dalle catene del passato. Tanto nella cornice di un carcere, quanto in quella di un supermercato o di una spiaggia – tutte allo stesso modo attraenti nella loro semplicità – quello che spicca sono i personaggi, costantemente in lotta fra loro e con i mostri della loro esistenza, personaggi cui non si deve nessuna pietà, bruciati dalle proprie debolezze e resi ancora più potenti da interpretazioni coraggiose. Scappano, mentono, aggrediscono, ma poi tornano.

 

di Cristina Morra

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