COSMONAUTA di Susanna Nicchiarelli (2009)

, Grandi Esordi

Cosmonauta_opereprime.org1Siamo a Roma nel 1957 e un gruppo di bambini si prepara a ricevere la prima comunione. Tra di essi c’è Luciana, la nostra protagonista, che, appena arrivata all’altare, come in una classica scena matrimoniale, ci ripensa, lascia il velo dietro si sé e corre a casa, seguita con un carrello laterale e accompagnata dalle parole di “Nessuno mi può giudicare”. La madre, una bravissima Claudia Pandolfi, le chiede in lacrime perché le stia facendo questo: la risposta di Luciana è spiazzante, insolita, geniale: “perché sono comunista!”. Questo è l’incipit di Cosmonauta, film che poi si sposta nel 1963 per raccontare l’adolescenza non facile della protagonista. Ha perso il padre (anch’egli comunista), sua madre si è risposata con un uomo che Luciana disprezza, e suo fratello maggiore, Arturo, un ragazzo particolare che segue con ammirazione la corsa allo spazio sovietica, soffre di epilessia. A temi classici, come i primi amori adolescenziali e la voglia di ribellarsi alla famiglia e alle regole, si affiancano temi più inconsueti; Luciana è una comunista e partecipa attivamente al partito insieme ai “compagni”, Arturo ama lo spazio, ma non vuole fare l’astronauta perché quelli sono americani mentre lui, invece, preferisce i cosmonauti come Jurij Gagarin e Valentina Tereskova. Cosmonauta_opereprime.org2La corsa allo spazio è un elemento importante del film in quanto rappresenta il punto d’incontro tra Luciana e suo fratello, che spesso si parlano e si confidano sdraiati in terrazza mentre guardano le stelle. La corsa, inoltre, è il moto principale della protagonista, la quale all’inizio del film corre per fuggire dalla Chiesa, dalle responsabilità, dalle imposizioni mentre nel finale, invece, correrà verso il fratello, per ritrovare lui e se stessa, fino a raggiungere finalmente, nell’ultima inquadratura, una quiete rappresentata dal ‘quadro’ che la vede sdraiata, sul terrazzo, stretta nelle braccia protettive di Arturo. L’opera prima di Susanna Nicchiarelli è arricchito dalle cover di canzoni celeberrime canzoni come “Cuore” di Rita Pavone, “E’ la pioggia che va” dei Rokers, la già citata “Nessuno mi può giudicare” di Caterina Caselli, “Cuore matto” di Little Tony e “Io che amo solo te” di Sergio Endrigo. Per quanto si tratti di ‘evergreen’, la scelta di questi brani conferma l’affetto e la nostalgia della regista nei confronti del passato, “Il mondo ormai sta cambiando, e cambierà di più”, ma c’è comunque fiducia ed ottimismo per il presente: “è la pioggia che va, e ritorna il sereno”.

 

di Alice Romani

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