LA STAZIONE di Sergio Rubini (1990)

, Grandi Esordi

La stazione_opereprime.org1La stazione, film uscito nel 1990, è l’esordio alla regia di Sergio Rubini, che si cimenta dietro la macchina da presa dopo alcune prove da attore in ruoli minori (ad eccezione di “Intervista” (1987) di Federico Fellini, in cui interpreta il ruolo del protagonista). Il film è la versione cinematografica dell’omonima opera teatrale di Umberto Marino, ma la sua genesi è piuttosto particolare, tanto che l’origine della storia può ricondursi allo stesso Rubini, che aveva fornito il soggetto attingendo a memorie autobiografiche: il padre di Rubini è stato un capostazione. Nello scorcio di anni tra fine anni Ottanta e inizio Novanta, La stazione si staglia perfettamente nel contesto del cinema italiano di derivazione teatrale. Infatti, lo stampo teatrale della storia e della rappresentazione lo ritroviamo in precise scelte autoriali. A tal proposito possiamo citare l’unità di luogo, rispettata pressoché in toto, al punto da rinchiudere tre soli personaggi, per una lunga nottata piovosa, all’interno della piccola stazione ferroviaria di una provincia pugliese; oppure i dialoghi composti da lunghe battute che alludono a monologhi di stampo teatrale. La stazione_opereprime.org2Si può rintracciare ne La stazione un racconto separato in due tempi: una prima parte di commedia “sentimentale”, con i protagonisti Domenico e Flavia, e una giallo-thriller in cui Domenico si ritrova a fronteggiare Danilo, il villain, in una situazione drammatica ed inaspettata. È in quest’ultima parte che il montaggio si fa più spezzato, con contre-plongès perfetti e con effetti audio in stile hollywoodiano. Come già detto, il film è autobiografico; fu girato quasi interamente in Puglia e alcune scene sono ambientate nel paese natale di Rubini. Riuscendo a trasferire il progetto su pellicola, Rubini  ne conferma anche il cast teatrale, riproponendo, oltre a se stesso, Margherita Buy e Ennio Fantastichini. Manca l’ “happy ending” cinematografico: i mondi di cui fanno parte Domenico, semplice ragazzo di provincia che rifiuta l’idea di vivere a Roma «perché senza una piazza dove passeggiare e il bar con gli amici tutto è noia» e Flavia, giovane donna moderna ed indipendente, si sfioreranno per poi allontanarsi nuovamente, ritornando alla vita di sempre. Il film riscuote un discreto successo, permettendo al suo regista di conquistare il David di Donatello, il Nastro d’argento, il Ciak d’oro e il Globo d’oro nella categoria di miglior regista esordiente.

 

di Clarice Di Faustino

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