LA BUONA USCITA di Enrico Iannaccone (2016)

, Opere Prime

Enrico Iannaccone si candida ad essere uno dei giovani cineasti più promettenti della sua generazione. Già autore di cinque cortometraggi, il primo dei quali, “L’esecuzione”, si è aggiudicato nel 2013 un David di Donatello, il giovane regista napoletano debutta nel lungometraggio con un’opera prima matura e consapevole: “La buona uscita”. Il film, in sala dal 5 mLa buona uscita - locandinaaggio, affronta, per usare le parole dell’autore, «gli annosi e correlati temi della solitudine e dell’equilibrio interiore». Iannaccone ci racconta la storia di una professoressa, Lucrezia Sembiante (interpretata da Gea Martire), che, dopo una vita passata a collezionare amanti, si ritrova a sessant’anni a dover fare i conti con sé stessa e con i minacciosi e incombenti fantasmi della vecchiaia e della solitudine, che la porteranno a scegliere di sposare un giovane uomo che non ama. Protagonista maschile, invece, è Marco Cavalli, che interpreta Marco Macaluso, un imprenditore disincantato, cinico e arrogante, edonista e nichilista, che gode nello sfruttare le persone e nel sentirsi superiore. Quel suo sorriso sardonico perennemente dipinto sul volto, quasi ghigno mefistofelico, diviene una sorta di costante sberleffo a chi prende la vita con serietà, atteggiamento che lui considera un’offesa alla vita stessa, concepibile solo come puro godimento. I patimenti lasciamoli ai poveri. Lucrezia e Marco rappresentano l’uno per l’altra l’amore di una vita, proprio perché libero da legami e vincoli. Nel loro cinismo, infatti, entrambi percepiscono l’avere una famiglia come una debolezza immane, un condizionamento insopportabile. E Lucrezia non si sposa per crearsene finalmente una, ma si sposa per noia, per insoddisfazione, per le rughe in faccia, per l’orologio che scandisce l’imperterrito fluire del tempo. Iannaccone adotta uno stile visivo perfetto per descrivere il vuoto cosmico che opprime e affligge i personaggi, vuoto dettato dal loro egoismo, dalle loro paure, dal loro menefreghismo e di cui si rendono conto solo a sprazzi. La più lucida è proprio Lucrezia, unico personaggiLa buona uscitao alla ricerca di una “buona uscita” emozionale, più che meramente economica. Campi e controcampi, inquadrature lunghe danno ai personaggi il tempo di parlare, di confrontarsi, di esprimere la propria visione del mondo, il proprio sistema filosofico, la propria tattica di sopravvivenza. Il tutto ambientato in una Napoli che tace, una Napoli connivente, in cui si respira un clima di rassegnazione e violenza. Tra i riferimenti cinematografici del regista ci sono Antonioni, Buñuel, Cronenberg, Ferreri e Haneke. Girato in 20 giorni, con il sostegno di Luciano Stella e della vitale realtà della MAD Entertainment, “La buona uscita”, che sarà distribuito da Microcinema, rappresenta un esordio brillante e convincente, che lascia, al termine della visione, un misto di sentimenti e interrogativi, come solo i film più riusciti sanno fare.

di Camilla Di Spirito

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