LA TERRA DEI SANTI di Fernando Muraca (2016)

, Opere Prime

La Terra dei Santi_opereprime.org1La mafia è un tema sicuramente molto utilizzato dal cinema sia italiano che internazionale. Per questo non è semplice trovare un punto di vista nuovo e originale sull’argomento. Ci riesce Fernando Muraca, che in questo film ne trova addirittura due: il primo è sicuramente l’aver scelto di parlare della ´Ndrangheta, che a differenza della Camorra e di Cosa nostra è stata trattata decisamente meno a livello cinematografico; la seconda è aver incentrato il film sul punto di vista delle donne e madri all’interno dell´organizzazione mafiosa. La storia si muove intorno a tre protagoniste femminili: Vittoria, magistrato giunto a Lamezia Terme dal nord, crede fermamente nella giustizia ed è intenzionata a rompere il muro di silenzio delle donne dei mafiosi che potrebbero scardinare il sistema patriarcale dell´organizzazione ´ndranghetista. Assunta ha perso il marito, ha due figli, Giuseppe e Franceschino, ed è costretta a sposare il cognato. Caterina, sorella di Assunta, moglie del boss Alfredo, ha completamente appoggiato la causa e fa crescere il figlio Pasquale come un futuro capomafia. Il film non vuole essere la solita denuncia e non vuole rappresentare il fenomeno mafioso fissandosi solo su violenza e sangue. Vuole invece mostrare la difficoltà di donne come Assunta nel proteggere i propri figli, che troppo spesso, invece, vengono mandati a morire o finiscono in cella. La Terra dei Santi è tratto dal romanzo “Il cielo a metà” di Monica Zapelli (sceneggiatrice de I cento passi) che si è occupata anche della sceneggiatura del film insieme a Muraca. Collaborazione fortunata dal momento che le caratteristiche più efficaci del film sono la narrazione forte e i dialoghi convincenti. La Terra dei Santi_opereprime.org2Magistrali le interpretazioni di Lorenza Indovina e Daniela Marra nei panni delle sorelle, meno convincente invece Valeria Solarino in quelli del magistrato. La fotografia, aiutata anche dalla mancanza di colori vivaci nell’abbigliamento dei personaggi, gioca sui toni del grigio quasi a richiamare questa condizione di scissione interiore delle donne di famiglia mafiosa, come Assunta, tra ciò che vorrebbero fare per proteggere i propri figli e ciò che impone loro l´organizzazione criminale. Questo utilizzo della luce è senza dubbio interessante, risulta però un po´ forzato mano a mano che la storia avanza. Punto debole più evidente è sicuramente la regia alquanto convenzionale di Muraca, che non riesce a mettere a punto inquadrature particolarmente incisive. Ciò che si nota è l´influenza che hanno avuto sul regista i tanti anni passati in televisione; infatti ci si trova davanti ad un lavoro che ha più le caratteristiche di una fiction televisiva che quelle di un prodotto cinematografico. Sicuramente è un film apprezzabile, con spunti innovativi che purtroppo, però, non riescono a trovare un´adeguata resa sullo schermo.

 

di Silvia Festini

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