LAS ACACIAS di Pablo Giorgelli (2011)

las acacias_recensione1_opereprime.orgIl silenzio. La calma. La pazienza di imparare a conoscersi piano piano, timidamente. Tutto questo ci sembra fantascienza in un mondo come il nostro dove tutto va consumato subito e velocemente. Ed è proprio qui che entra in gioco il film d´esordio di Pablo Giorgelli, il quale cerca di farci riscoprire le emozioni della vita attraverso una storia semplice e delicata.  Rúben è un camionista dal carattere duro e spigoloso, causato da tanti anni di solitudine, che deve trasportare un carico di tronchi d´albero d´acacia dal Paraguay a Buenos Aires. Su richiesta del suo datore di lavoro, faranno il viaggio con lui anche una donna della tribú guaranì di nome Jacinta e la sua bambina di 5 mesi, Anahí. Il viaggio parte tra sbuffi e atteggiamenti bruschi di Rúben che non pensava ci fosse anche una bambina. Man mano che i chilometri che mancano a Buenos Aires diminuiscono il rapporto tra i personaggi inizia a cambiare attraverso piccoli gesti e attenzioni e qualche fugace confidenza. Quando le loro strade si separeranno, Rúben riuscirà addirittura a chiedere a Jacinta, nel suo modo ancora un po´ goffo e impacciato, di rivedersi ancora. La maggior parte delle scene del film sono girate all´interno del camion, che vediamo per intero soltanto una volta, e anche quelle a terra spesso sono riprese da dentro l´abitacolo. Non vediamo quasi mai qualcosa che non siano i protagonisti, è un film basato esclusivamente sul rapporto umano. All´interno del camion le parole scambiate tra Rúben e Jacinta sono poche eppure attraverso gli sguardi e i sorrisi appena accennati percepiamo un continuo dialogare silenzioso in un climax emozionale.las acacias_recensione2_opereprime.org Il silenzio in questo caso non é uno strumento per dare al film un aura di intellettualità ma proprio un tipo di narrazione che riesce a dirci tantissime cose senza bisogno di perdersi in tante spiegazioni. Il rapporto che si instaura tra Rúben e Jacinta, e non di meno, tra lui e la straordinaria piccola Anahí, é dolce e tenero e lo spettatore viaggia insieme a loro alla scoperta dell´altro in uno spazio così stretto nel quale ci si sente completamente esposti e dove non si possono usare filtri. I tre protagonisti diventano per la durata del viaggio una vera famiglia anche se non si conoscono quasi per niente. Tutto il film è girato con una tecnica di sottrazione, dove ci aspettiamo che parlino tacciono, e dove ci aspettiamo che succeda qualcosa i personaggi rimangono fermi. Come per il tronco d´acacia, che è molto duro e resistente, all´inizio del film servono molti uomini e molto tempo per tagliarlo, così anche le due protagoniste impiegheranno tutto il film per riuscire a liberare Rúben dalla sua forte corazza.

di Silvia Festini Battiferro

Lascia un commento