CORPO CELESTE di Alice Rohrwacher (2011)

, Grandi Esordi

Una foto di scena del film ''Corpo celeste'' di Alice Rohrwacher. ANSA / UFFICIO STAMPA CINECITTA' LUCE +++NO SALES - EDITORIAL USE ONLY+++

Come ci sentiremmo se a soli tredici anni venissimo sradicati dal luogo che consideriamo “casa” per essere trapiantati in uno a noi sconosciuto? A Marta è successo. E le sue giovani radici, hanno fatto fatica a crescere in un habitat che lei non ha riconosciuto come suo. Marta ha tredici anni, ha vissuto per gran parte della sua vita in Svizzera, con la mamma e la sorella, per poi fare ritorno dopo dieci anni in quella che è la sua terra d’origine: la Calabria. E se di solito i ragazzini si ambientano velocemente, Marta è la prova che non sempre è così. La giovane ragazza si scontra con un mondo a lei estraneo, quello di una realtà locale, una realtà che non riesce a capire e rispetto alla quale si sente aliena. Ed è nell’ambiente religioso che cerca le risposte alle sue inquietudini, in particolare nella piccola chiesa di Paese che frequenta preparandosi alla cresima. Ma le figure che incontra durante il suo cammino spirituale non sono certo santi o beati, ma uomini e donne che hanno perso quella dedizione verso Dio e verso la sua casa ormai da molto tempo. corpo celeste_recensione3_operepirme.orgAlice Rohrwacher sceglie per il suo primo lungometraggio, una provincia italiana, una piccola realtà paesana e, con sguardo documentaristico, cerca di coglierne la vera essenza, caratteristica che diverrà una costante imprescindibile per la giovane regista che anche in Le Meraviglie (Gran Prix speciale della Giuria a Cannes nel 2014) con dolcezza e fantasia, tratteggia realtà familiari calate, all’apparenza, in mondi lontani e surreali, ma forse più vicine di quanto si possa pensare. Oltre ai protagonisti delineati sia attraverso i vizi che le virtù, la Rohrwacher non dimentica la sua anima originale conferendo al film quell’ampio respiro che solo l’uso di uno stile documentaristico può avere, ad esempio nel racconto dei luoghi topici di una città come Reggio Calabria, descritta con inquadrature fisse grazie alle quali si riescono ad assaporare gli ampi spazi nei quali la piccola Marta vaga. Non-luoghi abbandonati a se stessi e ormai lasciati andare come le anime di chi li popola. Dunque, già nel suo Corpo celeste, la Rohrwachwer pone le basi per quelle che saranno le caratteristiche più salenti della sua visione del mondo, realizzando un lungometraggio nel quale la voglia di raccontare un’Italia inedita, non solo negli scenari ma anche nei caratteri, è il vero motore della narrazione.

di Giulia Sterrantino

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