PARTY GIRL di Marie Amachoukeli, Claire Burger, Samuel Théis (2014)

party-girl_recensione1_opereprime.orgAngélique è una donna di sessant’anni che da sempre lavora in un night club come ballerina. Il night è la sua casa, dove vive circondata dalle sue colleghe, alcune molto giovani, altre più vicine alla sua età. Quando Michel, un cliente abituale, le dichiara il suo amore e le chiede di sposarlo, Angélique ha finalmente la possibilità di cambiare la sua vita. L’imminente matrimonio la porterà a rivedere i figli, tre dei quali sono rimasti in contatto con lei, l’ultima sedicenne Cyntia invece è stata data in affidamento ad un altra famiglia dieci anni prima. Angélique coglie l’occasione per cercare di ristabilire un contatto con la figlia minore, invitandola al matrimonio. Sotto il trucco pesante di Angélique si nasconde l’anima di una donna profondamente contraddittoria, che vive di notte alzando spesso il gomito e divertendosi come una ventenne, che da una parte desidera la normalità di una famiglia e dall’altra sa di non essere mai stata in grado di averne una: non si ricorda i nomi dei padri dei suoi figli, le hanno allontanato Cynthia e in fondo al cuore non riesce ad amare Michel, uomo buono e generoso, sinceramente innamorato di lei.  tre giovani registi della Fémis, Marie Amachoukeli, Claire Burger e Samuel Théis, raccontano la vera storia di Angélique Litzenburger, con una sincerità che non toglie spazio al grottesco di una realtà sociale proletaria e schiava del sesso, di una donna che ha trovato la sua dimensione in un luogo privo di sentimento e pieno di chiasso. Le atmosfere sono piene di colore, di luce, lo schermo è una macchia a tinta sgargiante di emotività; la sequenza iniziale all’interno del night permette allo spettatore di entrare in quel mondo fatto di laser colorati e donne semi-nude, e lentamente seguendo le giornate e il personaggio di Angélique si finisce perfino ad affezionarsi a quel night dove la donna si sente al sicuro e non deve mai fare scelte. party-girl_recensione3_opereprime.orgToccante il rapporto con i figli e il senso di colpa nei confronti della più piccola, Cyntia: Angélique sa che se l’hanno allontanata dalla sua tutela è perchè ha sempre condotto una vita all’insegna dell’eccesso e ora ha l’occasione per riparare; il matrimonio con Michel le servirà  per rimediare ai suoi errori, ma all’età di sessant’anni si può davvero cambiare vita? Il film ci lascia con questa domanda, dopo aver lucidamente descritto una realtà sociale difficile con una tenerezza senza pretese. Party Girl rimane sul confine tra finzione e realtà, anche grazie alla sorprendente scelta di lasciare alla vera Angélique Litzenburger e alla sua famiglia il gioco, o l’onere, di interpretare sé stessi: sullo schermo la Angélique che vediamo è autentica e la sua performance è molto forte.

di Daria Marcon

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