ZORAN, IL MIO NIPOTE SCEMO di Matteo Oleotto (2013)

, Grandi Esordi

Zoran, il mio nipote scemo_opereprime.org1Paolo Bressan, quasi sempre ubriaco, abita in un piccolo paese in provincia di Gorizia, vicino al confine con la Slovenia, passa le sue giornate tra un lavoro alla mensa del centro anziani e la cantina dove beve in compagnia degli amici. Paolo trascina la propria superflua esistenza, amareggiato e alcolizzato, incattivito con il mondo, con l’ex moglie e l’attuale marito. All’improvviso la sua vita viene sconvolta dall’arrivo di un nipote, Zoran, che viveva con una zia slovena, Anja Kovač. Il ragazzo è estremamente introverso, ma intelligente e colto, tanto che parla l’italiano utilizzando termini molto eleganti. Alla morte della zia, Zoran viene affidato a Paolo per alcuni giorni, in attesa di venire poi affidato ad un istituto. Grande esordio di Matteo Oleotto, il film racconta come al suo protagonista bastino solo pochi giorni  di convivenza con il nipote adolescente, per uscire dall’isolamento di una vita divisa tra lavoro e alcolismo, la giusta occasione per guardare la propria vita in modo critico. Se inizialmente vuole sfruttare le abilità del ragazzo con le freccette, finisce per affezionarsi a lui. Un film in cui il cielo Friulano rimane sempre grigio, cupo, quasi come Zoran, il mio nipote scemo_opereprime.org2l’animo egoistico di Paolo e del suo auto-compatimento. Oleotto è riuscito a creare un protagonista gradevole, aggressivo ma vulnerabile, grazie all’eccellente interpretazione di Giuseppe Battiston (senza mai cedere nella macchietta del “ciucco”) infondendo al personaggio umanità, con la consapevolezza della propria miseria esistenziale che finirà per salvarlo. Zoran, inizialmente succube dello zio, riesce a riscattarsi grazie all’amore per una ragazzina, potendo così riprendere il controllo della propria vita. Il film, basato sull’educazione emotiva e l’importanza della famiglia, si sviluppa in una visione che, di sicuro, non scorre piacevolmente, risultando molto lento nella narrazione. La vita di provincia fa da sfondo, circonda gli eventi della vita di Paolo e Zoran. Pur ammettendo di non aver amato molto questo film, mi sento di dire quanto sia necessario riconoscere ad Oleotto la capacità di affrontare una narrazione poco usata in Italia, affiancata alla scelta di un preciso territorio (anch’esso poco usato) ma ricco di elementi funzionali.

 

di Rosa Antonella Cannata

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