LA ZONA di Rodrigo Plà (2007)

La zona_opereprime.org1La Zona è un facoltoso quartiere a ‘statuto speciale’ che un muro separa dal resto del mondo civile: la legge prevede che i privilegi concessi siano garantiti finché nel quartiere non si verifichi un delitto. Durante un temporale, la caduta di un cartellone pubblicitario apre a Miguel e ai suoi giovani soci un varco e l’occasione di qualche furtarello facile, ma qualcosa va storto e Miguel, unico testimone superstite, diventa l’oggetto delle ricerche spietate di tutta la Zona. Ad aiutarlo troverà, inaspettatamente, Alejandro: figlio di uno dei rappresentanti della giustizia della Zona e coetaneo del fuggiasco, l’avventura gli consentirà di riflettere finalmente in modo indipendente su cosa sia giusto e cosa sia sbagliato. La Zona è un luogo esteticamente impeccabile, tranquillo e sicuro, poiché tutto ciò che può rappresentare un pericolo sta al di fuori del muro, tra le sporche favelas che popolano Città del Messico. È nella sostanza, andando oltre quell’asettica apparenza di perfezione, che si scopre il marcio di questo luogo e, soprattutto, delle persone che ci vivono: ormai assuefatte a mantenere un certo distacco dalla gente comune (che, al massimo, può entrare all’interno della Zona per lavori umili), li divora il terrore di dover tornare indietro nel tempo, quando per difendersi erano costretti a rivolgersi alla (inefficiente) polizia; la stessa polizia cui, ora, cercano in ogni modo di nascondere i fatti. In una dinamica che ricorda la brutalità goldiniana del Signore delle mosche, l’Assemblea rappresentativa che regola la Zona non può ammettere opposizioni in un momento di così estrema delicatezza e decide, con fare totalitario, di nascondere cadaveri nella spazzatura e di dare la caccia a un adolescente, reo solo di aver seguito un gruppo di amici scapestrati. La zona_opereprime.org2La vera civiltà e correttezza morale, allora, si concretizza proprio nell’ispettore di polizia e in Alejandro (Daniel Tòvar): da adolescente veneratore della figura paterna, infatti, egli diventa dolorosamente giovane adulto scoprendo che la giustizia e la compassione sono macchiate di soggettività e che – ‘Impara a riflettere, tu!’ gli dice la madre – niente è come sembra. In una chiusura che dipinge questo cambiamento – Alejandro che mangia ad un baracchino fuori dalla Zona, sentendosi meno perso qui che a casa –, il film dipinge lo sgretolarsi lento e inevitabile di questo mondo impossibile e spaventosamente falso, metafora di un’età infantile in cui ingenuamente ci si appoggia su sicurezze vuote e ci si lascia andare a manifestazioni inconsapevoli di ipocrisia e violenza. Diventare adulti significa uscire dal guscio.

 

di Cristina Morra

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