GLI ANGELI DALLA FACCIA SPORCA di Puhl David (2015)

, Opere Prime

GADFS_recensione1_opereprime.orgGiorgio Ricciardi è un burbero uomo d’affari che ha sottratto, in accordo con l’onorevole doppiogiochista De Falco, alcune quote azionarie ai boss Frank e Bellezza che non accettano di essere stati fregati. Ricciardi vive però anche una complicata situazione familiare. Ha tre figli: il maggiore Vince, appassionato di gioco d’azzardo e con “amicizie” poco raccomandabili, sembra intenzionato a seguire le orme paterne; Francesca è invece insofferente nei confronti della propria famiglia, si occupa della madre malata e cerca di stare lontana dal padre; infine c’è Carlo, il più piccolo, affetto da epilessia e per questo motivo di imbarazzo per il padre. Intorno ai boss ruotano le figure di Rocco, che ha un rapporto complicato con la sorella Erika, la donna di Vince, poi i balordi Troncky, Spinetta e Jaco, tirapiede dei boss e piccolo spacciatore infatuato di Francesca. Una complicata trama in cui le vite e gli affari si mischiano, tra equivoci e riflessi di squilibri anche sociali, fino ad arrivare all’inevitabile tragico epilogo. Il regista Puhl David sembra intenzionato a creare una storia con tanti personaggi che rendano la narrazione più dinamica, ma la situazione sembra essergli sfuggita di mano. Si vede chiaramente che l’intento era quello di creare una sorta di “ragnatela” che imprigionasse e legasse i vari personaggi, ma è proprio il loro numero eccessivo a rivelarsi un problema. Non viene mai davvero detto o approfondito nulla di loro e questi, dopo poco, finiscono con l’essere accantonati. GADFS_recensione2_operepirme.orgBasti pensare al personaggio della governante Elena: è lei ad occuparsi di casa Ricciardi, sembra sapere molto dei suoi affari e ad un certo punto viene anche lasciato intendere che possa avere con Ricciardi un rapporto che va al di là dell’aspetto professionale, fatto che spiegherebbe anche il rapporto conflittuale con la signora Nina, seconda moglie di Ricciardi (altro personaggio relegato sullo sfondo). O ancora al personaggio della prima moglie. Non viene mai approfondita la ragione che li porta ad “esistere”. Le cose vengono accennate velocemente per poi passare subito ad altro come se non ci fosse tempo, fatto strano per un film che dura alla fine due ore. Come nel caso in cui Francesca, parlando con la madre, fa riferimento ad una possibile violenza subita quando era piccola e che potrebbe essere una delle ragione della sua durezza e del suo complicato rapporto con la famiglia. Il fatto viene accennato come se niente fosse e poi subito dimenticato. Il risultato finale è un film che ha del potenziale ma che confonde lo spettatore, perplesso da questa molteplicità che ha solo come risultato quello di fargli spesso perdere il filo della storia.

 

di Beatrice Bosotti

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