DUE AMICI di Spiro Scimone & Francesco Sframeli (2002)

, Grandi Esordi

Due amici_opereprime.org1L´esordio alla regia cinematografica di Spiro Scimone e Francesco Sframeli, due interessantissimi artisti messinesi, è davvero originale e spiazzante. Il film è profondo, poetico e lo consiglio perché riesce a lasciarci una traccia di sé. I due amici del titolo, Nunzio e Pino, siciliani, vivono insieme in un appartamento nella periferia di Torino. Nunzio lavora in una fabbrica di vernici, mentre Pino intraprende continuamente viaggi misteriosi,ogni volta che trova un cartoccio di pesce davanti alla porta di casa. Nel corso della storia Nunzio viene licenziato a causa della sua tosse cronica e subito dopo conosce Maria, una ragazza che pulisce le scale nel suo palazzo. Quando la tosse di Nunzio inizia a peggiorare Pino decide di rinunciare ai viaggi ma le cose non saranno cosí semplici. Il film è ispirato al lavoro teatrale Nunzio di Scimone del 1994 e questo si vede in molte teatralizzazioni all´interno del film soprattutto nelle scene tra i protagonisti e nelle espressioni a volte marcate dei personaggi. Nunzio è un personaggio particolare che ha un atteggiamento di speranza e allo stesso tempo di malinconia nei confronti del mondo e spesso si comporta come un bambino. La storia sembra svolgersi in un eterno presente come se le giornate fossero solo diverse declinazioni di un unico giorno in cui i personaggi fanno sempre le stesse azioni cercando però di fare ogni volta un passo in avanti. Nunzio è fiducioso che un domani ci sia, infatti conferma al padrone di casa che “domani” pagherà l´affitto, dice a Pino che “domani” la tosse passerà, ma in realtà si torna sempre alla miseria del presente. Due amici_opereprime.org2Ogni personaggio del film è caratterizzato molto bene e ognuno ha da affrontare una propria piccola o grande battaglia. Tutto sembra racchiuso in questo limbo-mondo nel quale tutti i personaggi sembrano essere affetti da uno straniamento. Questo modo di comportarsi crea in noi spettatori una strana sensazione come se non riuscissimo a provare realmente emozioni per ció che stiamo guardando (ci sono scene di forte violenza emotiva che peró non riescono veramente a toccarci come se fossimo in uno stato di trance emozionale) ma allo stesso tempo ne siamo completamente pervasi e non riusciremmo a staccarci dallo schermo per niente al mondo. Evocativo anche il silenzio che c´è in molte scene che indica proprio questa difficoltà emotiva; altrettanto efficace il fatto che i due protagonisti parlino tra loro in dialetto messinese come a distanziarsi dalla realtà che li circonda. Da notare come i dialoghi non siano scontati e spesso portati al limite dell´assurdo e del non-sense per enfatizzare lo straniamento. In una scena un paziente, dopo aver fatto scappare Nunzio, rimane in ospedale vicino ad un albero e ricorda tantissimo l´opera di  Beckett ma qui non si aspetta Godot ma il domani, ed è proprio verso questo domani che alla fine Nunzio e Pino decidono di dirigersi insieme.

 

di Silvia Festini

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