DESCONOCIDO – LA RESA DEI CONTI di Dani de la Torre (2015)

Desconocido_recensione1_opereprimeCarlos è un ambizioso funzionario di banca, molto assorbito dal proprio lavoro. La storia di una vendetta. Dove il carnefice è la vittima, e la vittima il carnefice. Una mattina apparentemente normale, mentre sta portando i figli a scuola, Carlos riceve una telefonata da uno sconosciuto e da quel momento nella sua vita cambierà tutto. L’uomo gli dice che c’è una bomba sotto i sedili della sua auto e che la farà esplodere se non gli consegnerà una grande quantità di denaro. Per salvare la propria vita, Carlos deve essere disposto a perdere, in poche ore, tutto quello che possiede, si troverà intrappolato tra due fuochi, il ricattatore da una parte e la polizia dall’altra, che lo insegue e lo crede intenzionato a far esplodere la propria auto con dentro i propri figli. Un avvincente road movie, con un piede sempre fisso sull’acceleratore, un giro sulle montagne russe. Carlos si trova a fare i conti con sensazioni, decisioni precipitose ed emozioni in cui ogni secondo che passa è di vitale importanza, cercando di mantenere il controllo. Desconocido, segna l’esordio alla regia del galiziano Dani de la Torre, fino ad oggi autore di qualche corto e regista di alcuni episodi della serie Mar libre, il quale è riuscito a mettere in mostra un’estetica da cinema action degna del mercato USA, se solo ci fosse stata qualche accortezza in più nella scrittura, che risulta a volte imperfetta ed esagerata nei toni e nello sviluppo. Dirige con eccellente professionalità l’icona del cinema spagnolo Luis Tosar, il detenuto Malamadre di “Cella 211”, tre volte premio Goya, riuscendo ad esaltare anche in questa “pelìcula” le sue camaleontiche qualità, qui rese angoscianti da una fotografia contornata da colori freddi, cupa, per un esordio alla regia dal ritmo forsennato di un thriller inquietante, frenetico, dove non c’è respiro, non ci sono concessioni, non c’è tempo.Desconocid_recensione2_opereprime Vincitore di due Goya al montaggio e al sonoro. Il montaggio che riesce a mantenere alta  l’adrenalina tenendo lo spettatore incollato sulla sedia senza mai dargli il tempo di prendere fiato per tutta la durata del film, catapultandolo sul sedile accanto a Carlos, senza annoiare. Pieno di climax e di esplosioni della storia, tutto accompagnato da un suono che è un crescendo di emozioni. Guardandolo viene subito da pensare a Sandra Bullock alla guida dell’autobus per le strade di Los Angeles con accanto Keanu Reeves, nel film cult degli anni ’90 “Speed”, e ci si domanda se il regista abbia preso spunto da quel film per girare il suo. Il film vuole essere anche una feroce critica contro il sistema bancario e le conseguenze umane che da esso derivano. Un giovane autore in grado di dare la giusta importanza e spessore a temi e contenuti di rilevanza sociale. Tutto sommato un esordio degno di riscatto per una Spagna in crescita, che cerca di evadere i confini e invadere i paesi accanto, una Spagna fatta non solo di Almodovar.

di Rosa Antonella Cannata

Lascia un commento