THREE THE MOVIE di Yassine Marco Marroccu & Elisabetta Minen (2015)

, Opere Prime

three_the_movie_opereprime.orgUn gruppo di persone getta dei fogli a terra, probabilmente dei copioni. I loro visi confusi come i loro corpi. Sono due uomini e una donna, che guardando fissi di fronte a loro, si svestono e indossano quelli che sembrano vestiti di scena. O forse no. Irene, Pavel e Mehdi sono i tre protagonisti di Three the movie di Elisabetta Minen ed è proprio con loro che inizia il lungometraggio, con tre soggetti pronti a interpretare un ruolo di finzione in un luogo reale come il teatro. È su questo binario che si costruisce il film in grado di giocare con gli stilemi della realtà e della finzione, confondendoli tra loro e catapultando lo spettatore in un’atmosfera onirica e surreale, nella quale si muovono i tre protagonisti. Come si evince dal titolo, il vero motore di quest’opera prima è il numero tre: tre i protagonisti, tre i luoghi dai quali provengono e tre le religioni diverse che li caratterizzano. Tre le vite che s’incrociano in un unico luogo: la città di Udine. Infatti, come afferma Elisabetta Minen, l’obiettivo era quello di girare nella sua città natale, un luogo tanto amato quanto odiato, da sempre snobbato nell’ambiente cinematografico. La Minen decide di  mostrarla al pubblico, di far vivere agli spettatori un luogo lontano  ma vicino, il nostro Nord-Est, fatto di grandi piazze, di un sole un po’ fioco e di quella foschia che lo rende così misterioso e affascinante, narrato in poesia dal grande Andrea Zanzotto e descritto amabilmente da un osservatore del territorio come Carlo Mazzacurati. three_the_movie_2_opereprime.orgÈ adesso Elisabetta Minen a scegliere coraggiosamente per il primo lungometraggio proprio la sua Udine, teatro di sogno e realtà per tre protagonisti che vivono come stessero sognando e sognano come stessero vivendo. Forse è per questo che, con una scelta registica chiara, ha deciso di procedere usando poche parole e lasciando parlare l’orchestra diretta da Roberto Salvalaio. La colonna sonora, fatta di melodie diverse, non presenta un tema conduttore dominante, ma segue di pari passo i suoi personaggi, descrivendone gli stati d’animo e il carattere. Per questo motivo è stato assegnato a ognuno di essi uno strumento musicale differente, per accentuarne le diversità, come il fagotto per Mehdi o il violino per Pavel. L’unione di più elementi, dal cast al alla fotografia, dall’orchestra al supervisore artistico, grazie anche al coordinamento della Minen nei molteplici panni di sceneggiatrice, regista, montatrice e produttrice, ha dato vita a un piccolo film, una produzione low-budget cresciuta e andata avanti con le proprie forze e con il coraggio di raccontare senza schemi preimpostati, senza la necessità di  sottostare a regole di mercato. Questo film può dirsi forte di una minore ma importante conquista: quella di essere se stesso, di possedere una grammatica della narrazione originale, al limite tra sogno e realtà. Per proprio per questo il film si chiude con l’inquadratura di una bambina che, ridendo in macchina, sembra gioire di una forma di libertà di cui gode.

di Giulia Sterrantino

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