POLI OPPOSTI di Max Croci (2015)

, Opere Prime

Poli Opposti_opereprime.org1Un’acida e iraconda avvocata, nemica giurata degli uomini, e un analista sognatore alle prese con un matrimonio poco soddisfacente. Una coppia improbabile? Certo che sì ma, si sa, Cupido non perdona. Se prima il loro rapporto sprizzerà di astio tra frecciatine, piccoli screzi e gag dalla sporadica ilarità, ben presto diventeranno intimi frequentatori; complice anche lo zampino di Luca, timido figlioletto dell’avvocata, incompreso a casa e vessato dai bulli a scuola. San Valentino sarà la prova del nove: ma una cenetta galante, del buon vino e una tavola disseminata di petali di rosa basterà a far sbocciare definitivamente l’amore? Sarebbe fin troppo facile in effetti. Ma niente paura, gli incidenti di percorso non tarderanno a rivelarsi per dei banali equivoci. L’esordio alla regia del bustocco Max Croci, forte dell’esperienza di cortometraggi, documentari e web series, altro non è che un goffo tentativo di imitazione della screwball comedy all’americana. Attorniatasi inspiegabilmente di una équipe di autori, la sceneggiatura, oltre a trattare in modo raffazzonato Poli Opposti_opereprime.org2un contenuto già di suo trito e ritrito, palesa dei buchi narrativi contrassegnati da situazioni prevedibili e talvolta sconclusionate (senza considerare la fiacchezza delle battute). Lascia sorprendentemente a desiderare anche la prova dei due interpreti, visto il percorso convincente finora consolidato (Argentero in primis, ma anche la bella Felberbaum non è da meno, basti pensare al discreto successo riscosso già da “Il giovane Montalbano”). D’altro canto, a fronte della debolezza di fondo del copione, sarebbe stato difficile immaginare un risultato più incisivo. L’operato precedente del regista, per quanto semi-dilettantistico ma non per questo da schernire a priori (corti come “Soltanto uno scherzo” o “Countdown” – 2011 – hanno avuto ampi riscontri ai Nastri d’argento e non solo), lasciano sperare in una tarda ma possibile affermazione registica, che possa sapientemente discostarsi da un esordio sconfortante.

 

di Francesco Milo Cordeschi

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