LOCKE di Steven Knight (2013)

Locke_opereprime.org1Ivan Locke è un efficiente capomastro intenzionato a raggiungere Londra nel minor tempo possibile. Durante il viaggio notturno, una serie di telefonate chiarifica, chilometro dopo chilometro, le motivazioni che lo spingono a procedere con tale determinazione, a scapito di ciò che può minare la sua stabilità vitale. Tentare di riportare in poche ed esaustive righe la trama di questo “anomalo” film non è solo un tentativo vano in partenza, quanto un atto d’ingiusta ‘sottrazione’ a uno spettatore cui manchi la visione del film. Questo perché, semplicemente, Locke è più di un racconto di un viaggio: è il racconto di un viaggio durante il viaggio stesso. Il navigato sceneggiatore Steven Knight, autore di script introspettivi come La promessa dell’assassino di David Cronenberg e, precedentemente, Piccoli affari sporchi del connazionale Stephen Frears (film per il quale ha ricevuto una nomination per la Migliore Sceneggiatura Originale all’edizione 2004 dei Premi Oscar) ha analizzato la mole dei suoi lavori con sguardo retrospettivo, rendendosi conto che, per coprire con cognizione di causa la posizione di regista, avrebbe dovuto incentrare lo script sull’elemento maggiormente ricorrente nelle sue storie: il taglio introspettivo. Non solo la sceneggiatura, ma anche i reparti tecnici, in particolare regia e fotografia, sembrano accomunati da tale denominatore; per gli ottanta minuti del film, la telecamera e i tagli di luce si fissano insistentemente su Locke, intento a giungere a destinazione mentre tenta disperatamente di salvare ciò che la sua scelta sta inesorabilmente demolendo: lavoro, posizione, famiglia. Locke_opereprime.org2Durante il viaggio, Knight decide di raccontarci il suo eroe, insieme al quale ci sentiamo disperatamente intrappolati, deputando a ciascuno dei suoi interlocutori un aspetto caratteriale dello stesso. Quando parla con il superiore Gareth, Locke dimostra matura consapevolezza verso la scelta fatta, soprattutto perché fortemente deciso a portare a termine il suo lavoro (probabilmente l’ultimo) tramite il sottoposto Donal, con il quale ostenta un’autorevolezza di cui un buon capo ha bisogno. Al polo opposto troviamo i figli, con i quali tenta di dissimulare la nuova realtà cui dovrà abituarli, e la moglie Katrina, scioccata dalla verità rivelatagli dal marito che si dimostra, di fronte a lei, un uomo amaramente pentito. A intervallare questi due emisferi troviamo Bethan, verso la quale si sta dirigendo, e lo spettro del Padre, con il quale Locke riversa tutta la propria frustrazione e l’intenzione di non ripetere i suoi stessi errori (anche se, probabilmente, uno l’ha già commesso). Locke è un’opera prima claustrofobica, un film costruito solidamente su di un personaggio le cui ‘incrinature’ ci vengono mostrate poco a poco in un ritmo chirurgicamente calcolato, fino a rappresentare un’iconografia di quello stesso ‘viaggio dell’eroe’ senza il quale sarebbe impossibile rimanere incantati.

di Tommaso Del Signore

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