IL PALLONCINO BIANCO di Jafar Panahi (1995)

ilpalloncinobianco_opereprime.org_3È il 21 Marzo, a Teheran è un giorno importante: tutti si preparano a festeggiare il capodanno iraniano. Tra le vie della città c’è la trepidazione dell’attesa che travolge i grandi e i piccini, come la piccola Razieh che, non contenta dei pesci rossi che già possiede a casa, vuole comprane uno più grande e più bello. Ma in questa giornata particolare la fortuna non è dalla sua parte: infatti perde per sbaglio in un tombino l’ultima banconota che la mamma le aveva dato. Inizia così il suo piccolo viaggio tra le strade affollate della città in festa, con la speranza, insieme al fratello Ali, di trovare una soluzione per recuperare il suo denaro. Il palloncino bianco primo lungometraggio diretto da Jafar Panahi, scritto dal maestro Abbas Kiarostami, è un “piccolo” film che come dice il regista stesso “In un mondo in cui i film vengono realizzati con milioni di dollari, abbiamo fatto un film su una bambina che vuole comprare un pesce per meno di un dollaro”. Da questa dichiarazione trapelano i comuni intenti di Panahi e Kiarostami, la forte necessità di tornare ad un cinema delle origini nel quale la realtà riesce a riprendersi lo spazio sottrattogli dalla finzione. Realismo dunque, o forse per meglio dire neorealismo, quella voglia ancora vivailpalloncinobianco_opereprime.org_2 di raccontare, a fine anni Novanta, una nuova realtà che spesso tende a sfuggire agli sguardi meno attenti. Da qui la necessità di concentrarsi verso l’analisi di una dimensione prettamente umanista del cinema, nella quale le storie ad ampio respiro lasciano lo spazio ai piccoli drammi familiari, alle vicende di quel microcosmo spesso dimenticato di cui fa parte la gente comune con le sue gioie e i suoi dolori. I grandi modelli di Panahi sono chiari e lo segneranno nello sviluppo di tutta la sua filmografia successiva: uno per tutti il nostro Vittorio De Sica, maestro indiscusso di un cinema poetico, che nel 1948 ci regala uno dei massimi capolavori del neorealismo italiano, Ladri di biciclette. Nonostante la distanza cronologica che li separa, i due film si pongono un obiettivo comune: quello di raccontare la verità in tutte le sue forme e per ottenere ciò entrambi i registi si sono serviti di una metodologia analoga, scegliendo come protagonisti dei propri film non attori, ma gente comune, bambini e adulti in grado di raccontare se stessi senza interpretare un ruolo preimpostato. Così Il palloncino bianco ci regala l’affresco di un Iran che, in un giorno importante come quello del capodanno, vive la trepidazione dell’attesa della festa, sullo sfondo di una città caotica ma viva, pulsante di voci che sembrano naturali e spontanee. Per questo Panahi confeziona a regola d’arte un film nel quale descrive sino a dove si può spingere la grande forza del desiderio di una bambina che non si arrende all’imprevisto, tentando, in ogni modo possibile, di recuperare la banconota persa e poter finalmente comprare il suo pesce rosso, ”Il più grande e il più bello di tutti”, come dice lei.

di Giulia Sterrantino

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