SENZA NESSUNA PIETA’: La prima volta di Favino come Produttore

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“È stato un po’ per tutti la prima volta”, ha commentato Michele Alhaique parlando di “Senza nessuna pietà” (uscito nelle sale italiane l’11 settembre 2014): prima volta per lui in quanto regista di un lungometraggio, prima volta in solitario per il compositore Luca Novelli, prima volta di Tommaso Gallone per il montaggio di un lungo… Ma la prima volta sicuramente più interessante è stata quella di Pierfrancesco Favino nei panni di produttore.

Attore poliedrico, affermato sia nel teatro sia nel cinema, sulla scena italiana quanto su quella internazionale, ormai Favino può dire di essersi costruito una notorietà più che rispettabile; la domanda, allora, non è tanto perché abbia voluto mettersi alla prova da produttore (tra l’altro, senza nemmeno semplificarsi le cose e accettando di interpretare anche il protagonista del film, Mimmo), bensì perché proprio in un’opera prima. Le spiegazioni – tante ma coerenti fra loro – giocano un po’ su quelle che egli ritiene siano le necessità del cinema italiano, un po’ sulla sensibilità maturata nel corso di vent’anni di carriera.

A colpirlo fin da subito – sottolinea l’attore – è stata la storia: la forza di quest’opera prima, che lui conosce per la prima volta sul set di “Rush”, sta nel fatto di non raccontare un’idea, bensì qualcosa di molto più vicino alla realtà, personaggi che sentono il bisogno di agire, un ambiente che non è il solito stereotipo gangsteristico. Da qui la sensazione di trovarsi di fronte a qualcosa che va oltre i confini del genere e che, soprattutto, può rinnovare il panorama del nostro cinema, decisamente poco abituato a esperimenti simili: “È giusto aiutare chi ha talento e voglia di rischiare,” – dice Favino – “collaborare in qualcosa in cui lo spettatore è necessario a riempire il film. Per me è importante che un trentaquattrenne esordisca con un bel film, e non con la solita commedia”.

Dunque, nel momento in cui ha deciso di farsi coinvolgere in questo progetto – rinunciando, di fatto, alla sua paga -, deve essere entrato in gioco anche un non so che di paternalistico, un senso di responsabilità affettuosa verso il pubblico e il cinema stesso (“Mi piacerebbe che la si smettesse di pensare sempre a quanto costa un film, bisognerebbe tornare a parlare di passione e progetti”).

E si può dire che, qualsiasi siano state le motivazioni per intraprenderlo, l’esperimento abbia avuto successo! Favino racconta di essere riuscito, per il bene del film, a tenere separati i ruoli di attore e produttore, dimenticandosi dell’ultimo sul set e viceversa; non solo, una doppia parte come quella che ha dovuto impersonare lo ha portato a una devozione anche maggiore nei confronti dell’ opera: ad esempio, tanto si è parlato dei venti chili che ha preso per interpretare Mimmo, di meno del fatto che si sia fatto togliere battute o scene in fase di post-produzione.

In conclusione, l’attore ha rivelato anche che, in presenza delle condizioni giuste, gli piacerebbe rivestire di nuovo la parte del produttore.

Fonti: Rolling Stone, Corriere TV, Comingsoon.it, film.it, film4life

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