LE VITE DEGLI ALTRI di Florian Henckel von Donnersmarck (2006)

Le vite degli altri_opereprime.org1Germania dell’Est, 1984. A Gerd Wiesler, zelante capitano della Stasi, viene affidato il compito di tenere sotto controllo il drammaturgo Georg Dreyman, ritenuto un fedele seguace del regime solo in apparenza. L’abitazione che quest’ultimo divide con la sua compagna, l’attrice Christa-Maria Sielan, viene quindi riempita di microspie e, poco lontano, viene costruita una postazione d’ascolto. Wiesler vive la sua vita in funzione del suo lavoro. È un uomo grigio, solo, un burocrate che esegue i propri compiti meccanicamente, senz’anima, ritrovandosi a vivere di luce riflessa, attraverso ciò che vede e sente. La sua maschera di impassibile distacco comincia, però, ad essere scalfita giorno dopo giorno, trovandosi a condividere in un certo qual modo la quotidianità con Georg e Christa.  Ulrich Mühe, straordinario nel ruolo di silente ascoltatore e freddo cronista delle giornate della coppia, sembra capace di recitare solo con gli occhi. Il suo sguardo passa da glaciale a limpido nel corso della storia e attraverso di esso noi spettatori riusciamo a percepire lo sconvolgente cambiamento in atto nella sua anima. L’umanità ritrovata, il guizzo vitale che torna a risplendere nelle sue pupille, dopo anni di vuoto, di buio, di insensibile adempimento del dovere, è un fiume in piena che lo conduce ad essere una persona nuova. Le vite degli altri_opereprime.org2Wiesler passa dal battere a macchina asciutti resoconti di quanto accade al trasformarsi in un demiurgo desideroso di trasformare la realtà, plasmarla, reindirizzandola nella direzione che lui ritiene più giusta, empatizzando con le persone che dovrebbe, invece, tenere solo asetticamente d’occhio. La “Sonata per le persone buone” di Beethoven diviene la struggente melodia che accompagna la metamorfosi di Wiesler. «Non devo ascoltarla o non terminerò la Rivoluzione», ricorda Dreyman le parole di Lenin pronunciate a proposito dell’Appassionata di Beethoven e aggiunge «Ma come fa chi ha ascoltato questa musica, ma veramente ascoltato, a rimanere cattivo?». La regia pulita di von Donnersmarck, funzionale alla storia e ai personaggi, ci permette di immergerci nelle profondità del racconto, esplorando l’orrore della vita sotto un qualsiasi tipo di regime e ragionando su quanto le singole persone possano comunque fare la differenza nell’impetuoso e opprimente flusso della Storia.

 

di Camilla Di Spirito

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