LA RAGAZZA DEL LAGO di Andrea Molaioli (2007)

, Grandi Esordi

la ragazza del lago_recensione 2Il thriller “La ragazza del lago” è il film con cui Andrea Molaioli esordisce nel 2007 come regista. Ispirato al romanzo “Lo sguardo di uno sconosciuto” di Karin Fossum, esso segue l’indagine dell’ispettore Giovanni Sanzio (Toni Servillo) volta a scoprire l’assassino di Anna, una bellissima ragazza ritrovata senza vita sulla riva di un lago. Le ricerche si svolgono tutte entro i confini del paesino friulano in cui la giovane donna era nata e vissuta e si rivelano una buona occasione per l’ispettore per confrontarsi coi propri problemi affettivi e familiari. Fin dalle prime scene, in effetti, tutti i personaggi vengono presentati in relazione ai loro rapporti genitoriali: Mario, il ragazzo ritardato che approccia con Marta, la bambina che apre il film, ha un rapporto teso con il padre che nel corso del film viene approfondito; il padre di Anna è, invece, troppo affettuoso, quello del fidanzato di Anna inesistente (e questo punto viene – seppur senza un’utilità apparente – sottolineato dall’ispettore che sentenziosamente commenta “C’è sempre un padre”); l’ispettore stesso ha una figlia adolescente con cui fatica a comunicare, ecc… Tutti questi rapporti notati durante l’indagine non fanno altro che anticipare e fomentare la tensione intorno a un’ ultima fondamentale relazione, in cui è anche racchiusa la chiave del mistero: quella tra Angelo (il bambino cui Anna faceva da baby-sitter prima che anche lui morisse in circostanze strane, solo in seguito chiarite) e suo padre. La costruzione della vicenda – merito soprattutto del montaggio ma anche della caratterizzazione mai troppo invasiva, vaga quanto basta, la ragazza dle lago_recensione 1_opereprime.orgdei personaggi – è il punto di forza del film: alla mossa molto intelligente di incanalare l’indagine sulla linea delle figure paterne (in quanto previene la possibilità di disperdere l’attenzione in elementi superflui), si aggiunge un’edificazione progressiva anche se decisa fin dall’inizio della tensione che mai, tuttavia, rende pesante la visione; a stemperare contribuiscono, sicuramente, la fotografia di una luminosità fredda ma ariosa, e il suono, in particolare quando si opta per la presa diretta. Il risultato è un contesto – per quanto si tratti della risoluzione di un caso di omicidio – sempre tranquillo, pacato, silenzioso in modo quasi inquietante: nonostante i personaggi siano sempre in contatto, o i paesani si conoscano tra loro da sempre, tutti sembrano chiusi in un isolamento introspettivo che impedisce loro di dire le cose fino in fondo (ad esempio, Anna tiene a tutti nascosta la sua malattia). Tra le recitazioni spicca certamente quella di Toni Servillo che per “La ragazza del lago” si aggiudicò ben tre premi (tra cui il premio Pasinetti alla Mostra di Venezia e il David di Donatello come miglior attore protagonista) e diverse nominations. Un esordio che prometteva bene e che, a riguardarlo, ci fa ancora ben sperare in nuovi progetti di Andrea Molaioli.

di Cristina Morra

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