LUPEN – ROMANZO DI UN LADRO REALE di Valerio Burli (2015)

, Opere Prime

Attrezzi del mestiere“Lupen  – Romanzo di un ladro reale” è il documentario opera prima di Valerio Burli, che ci racconta la vera storia di Renato Rinino, ladro gentiluomo savonese, salito alla ribalta dei riflettori durante gli anni 90. Per chi non conoscesse la storia di Renè “l’angelo biondo”, Renato Rinino è stato un ladro gentiluomo, che ha coltivato la sua “passione” per il furto sin dalla tenera età. Conosciuto inizialmente per la sua “etica” nel restituire, e spesso aggiungendo donazioni, alle sue vittime, quando scopriva che in realtà non erano persone ricche ma semplici pensionati o indigenti. La sua notorietà divenne poi internazionale quando, nel 1994, realizzò un furto a Carlo d’Inghilterra, riuscendo a entrare nei suoi appartamenti privati e riuscendo a sottrargli molti effetti personali ed oggetti d’oro, insieme a delle mai confermate lettere d’amore tra Carlo e l’allora amante Camilla Shand. Il tutto però era avvenuto in maniera inconsapevole da parte del nostro Renè, resosi conto di chi fosse la vittima del suo furto solo il giorno dopo, grazie alle cronache di Londra, dove si era trasferito per cercare fortuna. Da lì il caso mediatico, con Renè che giunse a voler restituire il maltolto al Principe Carlo in cambio di un incontro, ed al caso mediatico montato ad arte dal nostro Lupen per poter cavalcare l’onda della celebrità. Il documentario di Valerio Burli è stato prodotto dal Centro Sperimentale di Cinematografia – Sede Abruzzo, ed è stato il coronamentoimmagine_lupen_opereprime.org di un lavoro di raccolta di notizie, materiale di repertorio e di indagine del giovane regista. Il documentario, dal forte sapore di un lungo reportage, si incentra su tre aspetti in particolare della vita del Lupen della Riviera, facendoci scoprire altrettanti lati di “Rinin”: il ladro Lupen, il “personaggio” Lupen, e l’uomo Lupen. Ad aprirci le porte di questo universo sono le testimonianze dirette dei suoi parenti più stretti e di alcuni suoi amici e della sua ultima compagna, oltre a vari materiali di repertorio di interviste e telegiornali. Scopriamo così la parabola del piccolo Renato, che da un quartiere povero prova l’ebbrezza del suo primo furto a 5 anni, e passando per la Garaventa, la nave scuola per minori a rischio, fino ai primi “lavori”, al caso dei gioielli reali, per arrivare poi al triste epilogo del 2003, con la sua morte, per una gelosia di un suo vicino di casa sfociata in una vera e propria esecuzione. Se da un lato il lavoro di documentazione e raccolta è stato ottimo e minuzioso, ciò che mi ha lasciato perplesso è stata la parte “filmica” del reportage. Il montaggio in alcune parti sembra stridere un po’, con troncamenti improvvisi a nero che lasciano qualche perplessità. Così come la scelta di non inserire nessun piano intervista di colui che apre il documentario, un uomo che, sulla tomba di Renato Rinino, rivela essere uno dei suoi migliori amici, premettendo che in pochi realmente conoscevano effettivamente la persona “Rinin”. Una premessa che sembrava quasi introdurci il Caronte perfetto per traghettarci lungo la sua vicenda. La narrazione è comunque scorrevole e ben articolata, sviluppato come un lungo reportage ricco di piani intervista che forse potrebbe trovare terreno fertile, per la sua naturale inclinazione stilistica, come prodotto televisivo o di approfondimento.

di Mirko Di Lillo

Lascia un commento