EX MACHINA di Alex Garland (2015)

Ex Machina_opereprime.org1Caleb è un giovane e talentuoso programmatore, selezionato per trascorrere una settimana in compagnia di Nathan, l’amministratore delegato della società per cui lavora. Giunto nella sua tenuta di montagna, Caleb scopre che la casa in cui si trova altro non è che un grande laboratorio, in cui Nathan ha assemblato un automa che, a detta del suo creatore, è dotato di intelligenza artificiale. Compito di Caleb è partecipare al cosiddetto ‘test di Turing’, atto a verificare se l’umanoide dalle sembianze femminili possieda una reale coscienza di sé. Dopo una carriera ventennale come romanziere di successo e stimato sceneggiatore (è suo il romanzo “The Beach” da cui è stato tratto l’omonimo film diretto da Danny Boyle, regista con cui intrattiene un forte sodalizio) Alex Garland passa alla regia di un lungometraggio dirigendo uno dei più interessanti esordi cinematografici degli ultimi anni. “Ex Machina” è un film sottilmente filosofico, che gioca sapientemente sulle ambiguità insite in determinati concetti quali “coscienza” o “automatismo”, portando spesso fuori strada le percezioni dello spettatore insieme a quelle del protagonista in cui si immedesima. Entusiasta di questa nuova opportunità, Caleb scopre in Ava (così si chiama l’automa) una piacevole compagna di conversazione, fino a provare qualcosa verso di lei. A scandire la narrazione, suddivisa in capitoli numerati secondo le conversazioni tra l’uomo e la ‘macchina’, troviamo degli intermezzi in cui Nathan tenta di spiegare a Caleb quanto sia labile il confine tra ciò che appare spontaneo e ciò che viene sottilmente simulato. Ex Machina_opereprime.org2Nathan, come un ‘Deus Ex Machina’ appunto, osserva tutto “dall’alto”, ostentando un atteggiamento di onnipotenza e manifestando gli effetti collaterali che una vita solitaria, con la sola compagnia delle proprie creazioni, ha provocato in lui. Del resto, come ammesso dallo stesso Caleb: «Se hai creato una macchina cosciente, non si tratta della Storia dell’Uomo. Questa è la Storia degli Dei». Ava, pronunciato ‘Eva’, è la prima del suo genere, forte di quella curiosità motrice che spinse Eva a strappare il frutto proibito e a uscire dal paradiso terrestre; è interessata a conoscere il più possibile di Caleb, quasi volesse invertire il ‘gioco delle parti’ delineato fin dall’inizio. Un gioco che diventa sempre più insidioso, portando Caleb a rivalutare più volte il ruolo da assumere nel reciproco odio che Nathan e Ava sembrano manifestare tra loro. Dal punto di vista tecnico il film gioca sapientemente su una scenografia arredata secondo uno stile minimalista, quasi volesse suggerire quanto anche la realtà apparentemente più semplice possa nascondere delle sotto-trame. Reinventando il mito di Adamo & Eva in chiave disfattista post-moderna, Garland dimostra di aver scavato a fondo nelle implicite conseguenze cui una società basata su concetti come ‘social’ possa portare, meritando a pieno titolo una candidatura, all’edizione degli Oscar 2016, per la miglior sceneggiatura originale.

 

di Tommaso Del Signore

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