ACAB di Stefano Sollima (2011)

, Grandi Esordi

ACAB_opereprime.org1«Volevo un lavoro onesto e la guardia è un lavoro onesto, ecco perché sto in polizia». ACAB è un lungometraggio del 2012 diretto da Stefano Sollima che racconta le storie di Cobra (Pierfrancesco Favino), Negro (Filippo Nigro) e Mazinga (Marco Giallini), tre celerini, ma anche tre amici, che hanno superato la soglia dei quarant’anni e militano nella Polizia come agenti antisommossa. Le loro vicende familiari si riflettono sulla vita lavorativa e viceversa: Cobra è sotto processo per aggressione ai danni di un tifoso, Negro sta divorziando dalla moglie cubana e teme di non poter più vedere sua figlia, Mazinga è un padre assente, odiato dal figlio neofascista, che non ritiene stia “facendo bene” il suo lavoro: proteggere gli italiani dagli immigrati. Adriano Costantini, interpretato da Domenico Diele, è una nuova recluta, che il gruppo cercherà di assorbire al proprio interno attraverso un rito d’iniziazione, educandolo all’idea e alla filosofia di un cameratismo duro e violento. Il cinema Italiano ci ha abituato a un modo di fare alquanto rassicurante, dove la commedia la fa da padrone, mentre ACAB, quasi come un pugno nello stomaco, ci risveglia da questo torpore. ACAB, acronimo di All cops are Bastards (tutti i poliziotti sono bastardi), tratto da un libro di Carlo Bonini, è un film drammatico, crudo, duro, che va oltre la facile retorica. ACAB_opereprime.org2Un racconto violento sulla violenza, ma allo stesso tempo non teso a esaltarla. Sullo sfondo, attraverso gli scudi antisommossa trasparenti, troviamo alcuni degli eventi più importanti accaduti in Italia negli ultimi quindici anni: la morte di Carlo Giuliani, i fatti della scuola Diaz durante il G8 a Genova, definita all’interno del film come «La più grande stronzata della vita nostra», l’uccisione del poliziotto Filippo Raciti nel corso dei tafferugli avvenuti durante il derby Catania-Palermo e infine la tragica morte del tifoso della Lazio Gabriele Sandri. Il regista Sollima gioca molto con la spettacolarità delle immagini, con un approccio visivo in stile americano; l’impianto narrativo gioca in buona sinergia con una sorprendente colonna sonora: tutti questi elementi fanno di ACAB un ottimo prodotto. La pellicola è tutt’altro che superficiale e fa riflettere su una realtà particolarmente complessa che va oltre i confini italiani; probabilmente la vera forza del film sta nel fatto che lo spettatore non riesce a creare empatia verso nessun personaggio, non c’è uno ‘sbirro’ buono, ma individui dalla fragile umanità, pieni di odio e rancore, alla ricerca della propria giustizia e di una propria morale, lontani da un mondo perfetto quanto vicini a un microcosmo stereotipato. Ottima la prova di Sollima che con ACAB ci regala uno spaccato della nostra realtà, per molti solo un servizio al telegiornale, per altri è il racconto della propria vita.

di Gaetano Celentano

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