ANCHE LIBERO VA BENE di Kim Rossi Stuart (2005)

, Grandi Esordi

Anche libero va bene_opereprime.org1Il passaggio da infanzia a pubertà non sarà facile per il piccolo Tommi. Nonostante il forte legame con la dispettosa sorella Viola, dovrà fare i conti con gli sbalzi d’umore del padre Renato, irascibile e competitivo. Il ritorno improvviso della madre Stefania, una madre che «va e viene», non farà che peggiorare la situazione: illusosi di poter ricostruire un rapporto ormai perduto, subirà la collera di un genitore più immaturo delle sue aspettative. Con un approccio squisitamente personale, l’esordio alla regia di Kim Rossi Stuart riesuma un canone del dramma all’italiana che ha come antesignano “I bambini ci guardano” (1943) di Vittorio De Sica; una dimensione in cui sono i più piccoli a farsi carico delle frustrazioni degli adulti, carpendone i disagi e riuscendo addirittura a perdonarli. Tommi si fa padre del suo stesso padre. Una prospettiva tanto estrema quanto dolorosamente realista, la quale, piaccia o meno, determina la crescita di un individuo. L’autore è genuino e non reprime niente (neanche le bestemmie). Anche libero va bene_opereprime.org2Notevole la limpidezza con cui tratta il contenuto: l’incomunicabilità generazionale qui espressa sancisce il divario tra l’universo adulto e quello adolescenziale: due realtà discostanti e destinate a comunicare sinceramente soltanto nello scontro. A tal proposito si può considerare la suggestiva sequenza della gara in cui Tommi, in balia dell’angoscia, rinuncia passivamente, esponendosi alle angherie del padre. Da annoverare senz’altro la scelta degli attori: la prestazione del talentuoso Morace e la prova della Bobulova, nel pieno degli anni della consacrazione, sono debitori di una direzione matura e cosciente. Kim Rossi Stuart, dal canto suo, dimostra di aver saputo trarre saggi spunti da una carriera recitativa quasi ventennale. “Anche libero va bene” costituisce, se si vuole, un film essenziale per il nostro cinema. Più che una storia raccontata in modo molto personale, è una storia ‘vera’ che, nel panorama cinematografico dei primi anni del duemila, ha ben pochi pari.

di Francesco Milo Cordeschi

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