LA-BAS di Guido Lombardi (2012)

, Grandi Esordi

La-Bas_opereprime.org1Lo spettro della mafia visto con gli occhi di un immigrato. Il sogno di costruirsi una vita altrove. Le difficoltà di farsi accettare. Attualissima e potente è l’opera prima di Guido Lombardi, regista che penetra nella realtà dell’immigrazione clandestina gestita dalla mafia camorrista, riportando alla luce la strage compiuta dal clan dei camorristi il 18 Settembre 2008. Yussouf, un giovane nigeriano con un talento artistico, arriva da clandestino in Italia ospitato da suo zio, Moses, che da anni gli spedisce soldi per mantenerlo. Il suo obbiettivo è guadagnare la somma necessaria per comprare una stampante 3D, utile nella realizzazione delle sue opere. Arrivato a Castel Volturno, viene accolto da una piccola comunità di suoi connazionali che vivono in clandestinità dentro casolari abbandonati. Ad un primo impatto trova una realtà totalmente diversa da quella che immaginava. I connazionali africani vivono in condizioni disagiate, costretti in stanze piccolissime assieme ad altre persone. Le possibilità di lavoro si riducono allo sfruttamento della lavorazione nei campi o alla vendita di prodotti sfusi ai semafori del paese. Suo zio Moses invece si è costruito una posizione con il traffico di droga, fino a diventare concorrente del clan camorrista. Spinto dal desiderio di raggiungere il proprio scopo, Yussouf decide di lavorare per suo zio. Entra in questo gioco pericoloso fatto di minacce, ricatti e lotte di potere che lo porteranno ad essere coinvolto in risse e soprusi. Quando il clan dei casalesi vorrà sbarazzarsi dei concorrenti, i suoi compagni rimarranno coinvolti nella strage. La-Bas_opereprime.org2Yussouf ne rimane indenne ma, scioccato dalla vicenda, decide di ritornare nella comunità di africani che lo aveva inizialmente accolto, nel tentativo di riavvicinarsi alle sue origini e a quella normalità ormai persa. Definito il “Gomorra Nero”, il film racconta lotte reali con sguardo documentaristico ed imparziale, fino a farci totalmente dimenticare della struttura di finzione. La ricostruzione degli ambienti e delle abitudini della comunità africana è molto fedele, a cominciare dagli attori, scelti tra veri immigrati senza alcuna esperienza attoriale. Essenziale e pulita la regia quanto la fotografia dove non è presente un’illuminazione solare, al contrario, racchiude i personaggi nell’oscurità della notte, nella luce artificiale dei luoghi chiusi e nel cielo pallido del giorno, come a voler simboleggiare una realtà che ci rifiutiamo di vedere. La vicenda di Yussouf è comune a tante altre storie udite in numerosi fatti di cronaca di ieri e di oggi. Il film si presenta in tutta la sua naturalezza, senza lasciare spazio alla retorica o ai sentimentalismi, risaltando il potere di un realismo caro alla tradizione dei cineasti italiani. Grande prova cinematografica nel narrare uno spaccato drammatico del nostro presente.

di Laura Santelli

Lascia un commento