NESSUNO MI PUO’ GIUDICARE di Massimiliano Bruno (2011)

, Grandi Esordi

Cosa accadrebbe se una spocchiosa nababba nessuno mi può giudicare_opereprime.org1di Roma Nord, ridotta al lastrico e a un passo dal carcere per bancarotta fraudolenta, fosse costretta a trasferirsi in un umile appartamento del Quarticciolo? E se, per risanare tutti i debiti, non trovasse alternative se non prostituirsi? Non era certo questa la vita che Alice aveva immaginato ma, come spesso si dice, non tutti i mali vengono per nuocere: l’amore per Giulio, modesto gestore di un internet point, l’amicizia con la collega escort Eva e, non ultimo, l’affetto di uno stravagante vicinato, le restituiranno la gioia di vivere. Nel preludio della crisi economica e di un quadro politico contrassegnato dal “Bunga-Bunga”, questa sofisticata commedia firmata dal co-sceneggiatore fidato di Fausto Brizzi, Massimiliano Bruno, non rappresenta solo il prodotto meglio riuscito dell’accoppiata, ma soprattutto il precursore di una nuova stagionnessuno mi può giudicare_opereprime.org2e cinematografica, votata all’alternativa di genere nonché al saggio (e sano) scostamento dal “Cinepanottone”. Si riesce nuovamente a parlare col sorriso di vizi e virtù nostrane rapportandoci, con intelligenza e lucida consapevolezza, a quelle tematiche figlie della recessione: la disuguaglianza sociale, di cui il rione popolare ne è teatro, e “l’arte di arrangiarsi” (volendo ammiccare al maestro Zampa – 1954 -). Certo, occhi boriosi e maligni avrebbero da ridire su un finale melenso, frutto magari di un “regime da commedia”, ma poco importa visto che il risultato c’è: il film diverte, commuove e fa riflettere senza mai sopravvalutarsi. Il tutto lo deve non soltanto ad una straordinaria Cortellesi quanto ad una scuderia di attori che ne fanno da eccellente spalla, molti dei quali godranno di un notevole seguito (prima fra tutti Anna Foglietta). Lungi da qualsivoglia volgarità gratuita, “Nessuno mi può giudicare” è forse tra le prime prove del nostro cinema, dopo il nefasto ventennio ‘vanziniano’, ad aver dimostrato che per far ridere basta saper padroneggiare la commedia.

 

di Francesco Milo Cordeschi

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