ARIANNA di Carlo Lavagna (2015)

, Opere Prime

“Sono nato due volte. Anzi tre.” Mentre unaArianna_opereprime.org2 voce extradiegetica si racconta, sullo schermo appare l’immagine di una ragazza immersa nell’acqua che lentamente riaffiora, mostrandosi alla macchina da presa. È Arianna. La voce che sentiamo è la sua. E allora perché quando parla di se stessa usa un termine maschile? Perché la sua vita è fatta di rinascite non solo spirituali, ma anche fisiche. A diciannove anni, quando ritorna con i suoi genitori, per una breve vacanza, in un casale di famiglia nel quale aveva passato l’infanzia, riscopre o, per meglio dire, scopre se stessa. Così, quello che doveva essere solo un viaggio nei luoghi della sua infanzia, diventa per Arianna un’indagine su se stessa, sulla propria sessualità e su quella paura di non essere “normale”. Una storia semplice Arianna_opereprime.org3ma innovativa, raccontata con dolcezza e sensibilità da Carlo Lavagna che decide di confrontarsi con un tema come quello dell’ermafroditismo, al quale si è approcciato durante la sua permanenza negli Usa. Arianna nasce dall’esigenza di raccontare un fenomeno di cui nessuno parla, dal desiderio di trasporre in immagini i sogni d’infanzia del regista, quando bambino si poneva domande sulla propria identità e su quanto fosse labile il confine mentale che si crea tra sogno e realtà. Il volto androgino di Ondina Quadri, incipit ed explicit del film, spinge lo spettatore a interrogarsi sulla conoscenza di se stessi, su quanta forza ci voglia per affrontare le diverse identità che ci sono in ognuno di noi, ma soprattutto sul coraggio di scegliere, senza pregiudizi, quale vita voler vivere. La scrittura attenta e accorta di Arianna, unita alla voglia di guardare senza mai essere invadente della macchina da presa, fanno di questo lungometraggio un piccolo ma grande film che tutti dovrebbero guardare.

 

di Giulia Sterrantino

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