AMELUK di Mimmo Mancini (2015)

, Opere Prime

In un piccolAmeluk_opereprime.org1o comune della provincia pugliese, ci troviamo in piena campagna elettorale: un imprenditore populista e destrorso si contende la carica di primo cittadino con un politicante cattolico-comunista, vagamente somigliante a Richard Gere. All’interno della vicenda si inserirà involontariamente il trentenne giordano Jusef, detto “Ameluk”, gestore di un internet point, sposato con una dispotica paesana. Nel corso della tradizionale Via Crucis del venerdì santo, Ameluk si troverà, suo malgrado, a sostituire un pomposo barbiere nel ruolo di Gesù Cristo, destando lo stupore e lo sdegno dei cittadini. Questi si divideranno in due fazioni: chi vedrà in lui un candidato (“messia”) papabile e chi, al contrario, lo schernirà a suon Ameluk_opereprime.org2di insulti razzisti e rivendicazioni nazionaliste. Braccato dalle pressioni mediatiche, deciderà di risolvere la situazione a modo suo. Si riconosce, in quest’opera prima, un sincero tributo alla terra natia, carica di riferimenti (dalla presenza di Rosanna Banfi ai sottili accenni ad Andrea Pazienza; senza nulla togliere alle suggestive scenografie). Nobile anche l’intento di restituire un’idea cosmopolita della realtà campanilista, dove le diversità interreligiose, frutto di un mondo globalizzato, diventano motivo di comunione solidale. Se da un lato, però, la prima metà del film sfoggia una discreta carica comica, ricca di gag interessanti (vedi gli anziani che scambiano musulmani per mormoni o gli inglesismi risibili del candidato proto-renziano), la seconda parte rasenta una retorica non poco tediosa, vittima di ridondanti luoghi comuni e di un’impostazione magari troppo teatrale. Che Mimmo Mancini, attore bitontino dalla promiscua carriera teatrale, abbia iniziato col piede giusto non ci sono dubbi, dal momento che di contenuti, anche pertinenti, se ne riscontrano a iosa; una maggiore lustrata alla struttura narrativa lascerebbe sperare per i lavori avvenire.

 

di Francesco Milo Cordeschi

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