SOLDATO SEMPLICE di Paolo Cevoli (2015)

, Opere Prime

soldato semplice_opereprime.org_11917. Ricattato dal preside conservatore, Gino, maestro elementare libertino e anarchico, si arruola forzatamente come “volontario” per il fronte, pur avendo di gran lunga superato l’età massima di leva; la pena? essere radiato da tutti gli istituti del Regno d’Italia. Assegnato a un plotone di strampalati provenienti da diverse regioni, il “Patacca”, così denominato dagli amici, viene assoldato come eliografista del gruppo; a fargli da assistente sarà Pasquale, detto “O’ scugnizzo”, goffo ragazzo analfabeta dai valori semplici e tradizionali (Dio, Patria e Famiglia). Durate il viaggio verso la postazione di vedetta, i due stringeranno un rapporto paterno ideale, finché l’avanzata del nemico austriaco non metterà alla prova la coscienza di Gino. Sulla cresta del centenario dalla Grande Guerra, il debutto alla regia del riccionese Paolo Cevoli è un sincero tributo al nonno, che fu realmente eliografista durante la Prima Guerra Mondiale. L’istrionismo dell’assessore Cangini, personaggio-macchietta che ha fatto la fortuna del comico nel programma televisivo “Zelig”, è qui messa al soldato semplice_opereprime.org_3servizio di una commedia bellica sull’amicizia e i buoni sentimenti. Perno tematico è la diversità dei due protagonisti, cui fa da parabola la suggestiva contrapposizione tra mare e montagna. Una diversità che saprà comunque tener conto della lealtà e soprattutto dei tanto osannati “valori di una volta”. Il riferimento a “La piccola vedetta lombarda”, racconto del romanzo “Cuore” (1886) di Edmondo De Amicis, in cui un ufficiale dell’esercito piemontese perde la vita per aver osservato troppo a lungo il nemico da un frassino, è il paradosso che concettualmente sa meglio unire Pasquale a Gino: se uno lo adora, perché ne riconosce il mito di coraggio e onore, l’altro ne deride la “stupidità”, pur essendo disposto a sacrificarsi per i propri compagni. La genuinità della fotografia, spesso tendente a un timido bianco e nero, e la purezza dei canti alpini di contorno colorano un film che, nonostante la leggerezza di fondo, riesce a «parlare di cose serie e positive», citando lo stesso Cevoli. A dispetto degli alti e basi narrativi, è una prova senz’altro apprezzabile che, almeno in parte, scongiura le dicerie del comico frivolo dagli intenti prettamente commerciali. Come suggerirebbe lo stesso assessore Cangini, è un film di « Fatti, non pugnette!»

 

di Francesco Milo Cordeschi

 

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