SANTA MARADONA di Marco Ponti (2001)

, Grandi Esordi

Santa_Maradona_2_opereprime.orgLe immagini dei goal di Diego Armando Maradona e in sottofondo la canzone di Manu Chao “Santa Maradona”, che dà il titolo alla pellicola. Inizia così questo lungometraggio (di Marco Ponti) ambientato a Torino, dove Andrea Straniero (Stefano Accorsi) trentenne, laureato in lettere cerca in maniera alquanto improduttiva un lavoro, passando da un colloquio all’altro. Andrea divide il proprio appartamento con il suo miglior amico, ovvero Bart (Libero De Rienzo). Bart è un personaggio “anomalo”, simpatico ma logorroico, vive la sua vita passando dal divano ai video-game, l’unica sua vera occupazione è quella di “trascrivere” recensioni per un giornale. La monotonia delle loro vite viene interrotta dall’incursione di due donne: la loro amica Lucia (Mandala Tayde), di origini indiane, ad un passo dalla laurea e dalla vita sentimentale alquanto travagliata; e Dolores (Anita Caprioli), giovane attrice di teatro e maestra. Tra Andrea e Dolores nasce una storia d’amore improvvisa e appassionata, colpo di fulmine che metterà in crisi Andrea. Santa Maradona è il manifesto di una generazione di trentenni che vede il proprio riflesso nelle immagini della pellicola, per la quale la sindrome di Peter Pan rappresenta ironicamente la coperta di Linus. Santa_Maradona_3_opereprime.orgDiversi gli spunti di riflessione della pellicola: l’amore, l’amicizia, il lavoro; diversi sono i punti di vista, raccontati con un’ironia irriverente e mai fine a se stessa. Andrea e Bart ricercano costantemente la libertà di non decidere, la libertà di sognare un futuro diverso, la libertà di assuefarsi alla facile abitudine alla rinuncia, tutto in costante empatia con lo spettatore. Interessante la scelta da parte di Ponti del formato panoramico, molto più ampio del normale, curiosa l’idea di velocizzare le immagini e l’inserimento delle didascalie, così come il gioco dei flashback. Ottima la colonna sonora a cura dei Motel Connection-Subsonica. Buone le interpretazioni di Accorsi, della Caprioli e di Mandala Tayde; una spanna sopra di loro Libero de Rienzo, attore di origini napoletane, il quale risulta convincente nell’interpretazione di Bart, con la quale vince il David di Donatello come Miglior attore non protagonista. La trama ricalca un canovaccio già visto, ma, fortunatamente, una sceneggiatura ben scritta e un montaggio non lineare rendono il lungometraggio piacevole da vedere. Santa Maradona è coinvolgente grazie a dialoghi pungenti e ironici, che sono la vera forza del film e fanno da traino a una trama non troppo originale, che sfrutta in maniera non casuale ma ricercata la battuta a effetto «Cos’è una storia non seria, si scopa ridendo?» (Bart). Il regista ci regala, con la sua opera prima, un lavoro davvero brillante, che fotografa il passaggio dalla fase dell’eterna adolescenza alla fase del lavoro e delle scelte che non si possono più rimandare.

 

di Gaetano Celentano

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