L’ATTESA di Piero Messina (2015)

, Opere Prime

L_Attesa_2_opereprime.org“La perdita di un figlio è il lutto peggiore da sopportare” dice l’attrice Juliet Binoche nell’ intervista che ha accompagnato l’uscita del film. Attorno a questa perdita ruota tutta la narrazione del film: il vuoto di una persona cara che diventa il silenzio di una casa, il buio di una stanza che non ha più un abitante, il volto silenzioso di una madre che non riesce neanche ad ammettere cosa è successo. Anna, sola nella sua casa, è ancora affranta dal dolore per la morte di suo figlio, Giuseppe, quando una telefonata interrompe la sua solitudine. Si tratta di Jeanne la ragazza di suo figlio che, senza sapere dell’accaduto, vuole raggiungere la sua casa per passare qualche giorno assieme a lui. La madre che non riesce a dirle la verità la accoglie in casa sua fingendo che suo figlio tornerà per Pasqua mentre aspetta il momento giusto per rivelarle cosa è successo. Così l’attesa diventa un periodo di stallo per l’elaborazione di una verità dura da digerire e la conoscenza tra queste due donne diverse, sconosciute eppure legate. Liberamente ispirato all’opera pirandelliana “La vita che ti ho dato”, L’attesa è il film d’esordio del regista Piero Messina, nel quale racchiude le sue origini siciliane, la sua formazione sui set sorrentiniani e il suo talento. Attraverso il potere dell’immagine, dove ogni elemento del paesaggio viene evidenziato, emerge ogni parola non detta, ogni sentimento nascosto fino all’arrivo della “rivelazione pasquale” dove entrambe le protagoniste accettano la verità. Tutta la costruzione registica partecipa al tentativo illusorio della madre di tenere in vita suo figlio attraverso la presenza della ragazza, e senza essere invasiva né ridondante ci accompagna delicatamente verso la presa di coscienza finale. Una regia sobria, intima e posta alla giusta distanza dal dolore dei personaggi che ricorda molto quella di Sorrentino, ma a differenza del regista della Grande Bellezza, non ricorre a Manierismi. La fotografia curata maniacalmente racconta ciò che è difficile metabolizzare con le parole. Una prova di grande stile, che ha visto la luce dopo anni di ricerca di finanziamento fino a trovare la sua gratificazione nella Mostra di Venezia 2015. Un buon inizio per questo giovane regista.

 

di Laura Santelli

 

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